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Comunicati stampa
(ultimo: n° 03/2012)
Depurazione: Una “sorpresa” attesa

Categoria: Generale
Lettera dei Medici per l'Ambiente al Ministro
Categoria: Generale

No all'incenerimento dei rifiuti che possono essere riciclati o compostati

Categoria: Generale
Condannati i responsabili dell'impianto
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Sabato 19 maggio, ore 17, presso la saletta ex cinema Tirreno, via Bicocchi 53/A a Follonica si terrà la presentazione del libro “Diossina la verità nascosta “ di Paolo Rabitti.

Il prof. Paolo Rabitti ingegnere, urbanista e docente universitario è uno dei consulenti tecnici più importanti d’Italia, perito consultato ed ascoltato dalla magistratura nei maggiori processi  per disastri ambientali ed inquinamento.          
Nel nostro territorio il prof. Rabitti ha fatto parte della Commissione di Inchiesta Pubblica Provinciale sulla VIA all’Inceneritore di Scarlino, commissione che chiuse i suoi lavori con parere negativo unanime, concludendo che: “ la VIA, approvata con Determine Dirigenziali della Provincia di Grosseto 118/09 e 2211/09, non è da confermare, ma da ritirare in autotutela”, ed è attualmente perito per il Comune di Follonica nel ricorso al TAR e al Consiglio di Stato per la sospensiva della VIA stessa.    

Il libro prende spunto da una confessione.          
"Caro sindaco, prima di morire devo dirlo a qualcuno: nell'inceneritore abbiamo smaltito la roba di Seveso.”
Siamo a Mantova nel 2002 e chi parla è un anziano ex operaio della Montedison. È da poco deflagrata la notizia che una ricerca epidemiologica ha riscontrato tra gli abitanti della zona contigua al petrolchimico di Mantova una frequenza anomala di sarcoma dei tessuti molli, un tumore correlabile direttamente con la presenza di diossina.

Ma è possibile che i resti tossici del più famoso disastro ecologico italiano siano finiti nell'inceneritore di Mantova, quando invece si è sempre sostenuto che fossero stati mandati fuori dall'Italia? Quando scoppia il caso, già da molti anni Paolo Rabitti, ingegnere mantovano, si sta specializzando nello studio e nella lotta contro le violazioni della normativa ambientale. 
Rabitti si mette alla ricerca delle tracce di quella che sarebbe una terribile connessione tra Mantova e Seveso, non si accontenta di rassicurazioni vaghe: nella sua città ci sono molti più pericoli per la salute di quello che si crede e lui vuole sapere perché.
Con tenacia, competenza e passione, Rabitti si mette alla ricerca delle tracce di quella che sarebbe una terribile connessione tra Mantova e Seveso. Dalle prime indagini sull’inquinamento dell’aria di Mantova, fino alle ricerche sulla presenza di diossina nel sangue dei mantovani, passando per una completa revisione di tutto quello che si sa del disastro di Seveso, Rabitti racconta in questo libro più di un decennio di ricerche: un giallo appassionante, un’inchiesta su un mistero italiano e la storia di un cittadino che per difendere i beni comuni lotta con le armi della scienza, dell’indignazione e della coscienza civile.


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DIFFERENZIATA: IL COMITATO PER IL PORTA A PORTA RINNOVA LA PROPOSTA DI ESTENDERE IL SERVIZIO A TUTTA LA CITTA'

FOLLONICA – Dopo Rifondazione Comunista anche il Comitato per il Porta a Porta interviene dopo le parole dell’assessore Antonio Cetraro sui risultati della raccolta differenziata a Follonica.

«Leggiamo che l’assessore all’ambiente Cetraro – scrivono dal Comitato – è soddisfatto perché si è accorto che “nei quartieri dove è presente il servizio (di raccolta differenziata porta a porta) i cittadini differenziano con coscienza e attenzione”. Peccato che a molti altri cittadini di Follonica questo servizio sia negato e che, nel totale, Follonica per il 2012 sarà ben distante dagli obiettivi di Raccolta Differenziata dichiarati sia nel programma del PD presentato alle amministrative (75%) sia da quelli previsti in sede europea (65%), il cui mancato raggiungimento costringerà i cittadini, tutti, a pagare una salata sanzione».

«Il comitato per l’estensione della raccolta differenziata porta a porta a tutta la città ribadisce che non si può essere soddisfatti dei ritardi accumulati in questi anni e con la raccolta firme per una petizione popolare vuole essere di stimolo all’amministrazione perché prenda decisioni coerenti con la battaglia portata avanti conto l’incenerimento ed in linea agli obiettivi programmatici ed europei. La raccolta differenziata può e deve essere estesa ed incentivata a tutta la città, sono i cittadini a chiederlo. Cogliamo l’occasione – concludono dal comitato – per ricordare date e orari dei prossimi banchetti per la raccolta firme e l’informazione:

venerdì 13 aprile al mercatino del venerdì 9:30-12:30;
sabato 14 aprile Coop via Chirici 9:30-12:30;
domenica 14 aprile via Roma e piazza Sivieri 10

dal sito: http://www.ilgiunco.net

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Continua a Follonica l'iniziativa per chiedere all'amministrazione l'estensione della raccolta differenziata Porta a Porta a tutta la città.

2000 cittadini maremmani hanno firmato, per chiedere ai sindaci ed al presidente della provincia una politica diversa per i rifiuti, basata sulle priorità europee Riduzione Riciclo Riuso e non su discariche ed incenerimento, priorità che hanno nella raccolta differenziata porta a porta un caposaldo prioritario

Questa la situazione delle firme ad oggi 6 aprile 
FOLLONICA           1740
SCARLINO               120
PROVINCIA GR        140

Totale                     2000 DUEMILA

Questo era il risultato, ambizioso, che l'iniziativa si era prefisso ed è stato raggiunto. 
Ora l'obiettivo è raggiungere i 2000 cittadini nella sola Follonica.
Chi può si mobiliti, anche per un tempo limitato, basta un'ora, o anche mezz'ora al banchetto, nel posto di lavoro o al bar con gli amici...ma lo faccia...grazie!! 

Ricordiamo che per il prossimo fine settimana  luoghi e gli orari dei banchetti sono:

venerdì 13 aprile         mercatino                    9:30-12:30
sabato  14 aprile         Coop                           9:30-12:30
domenica 14 aprile      v. Roma /pz Sivieri      10-13   CHIUSURA raccolta

chi non ha ancora firmato venga ai banchetti e porti familiari ed amici...vi aspettiamo...
GRAZIE e BUONA PASQUA A TUTTI.

 

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CAMPAGNA ASSOCIATIVA 2012 AL COMITATO

Caro socio, sostenitore, cittadino,
ti scriviamo per ricordarti che sta proseguendo la campagna associativa 2011-12 al Comitato per il No all’inceneritore di Scarlino .

La campagna associativa non è solo un momento per la necessaria raccolta fondi per le attività del Comitato, ma è l’occasione che ciascuno di noi ha per ribadire il proprio interesse per le iniziative intraprese e per rinnovare  il proprio favore e sostegno dei suoi fini statutari .

In allegato trovi il doveroso rapporto dell’attività svolta nel biennio 2010-11 , un’indicazione di programma per il 2012 ed alcune considerazioni che ispirano l’attività del Comitato .

Con la presente desideriamo anche metterti a conoscenza del fatto che in conseguenza del ricorso presentato al TAR, e da questo respinto, in merito al progetto di bonifica della Piana di Scarlino, il Comitato è stato condannato al pagamento delle spese legali nella misura di circa 4 mila euro, prontamente richiesti dall’Ente creditore .

In tale richiesta l’evidente tentativo di intimidire il Comitato o di metterlo a tacere, come già accaduto ad altre associazioni similari che si battevano in difesa della salute dei cittadini, finite sotto il peso di oneri legali insostenibili . Ma, addolorati di dover dare un dispiacere a chi vorrebbe piegarci, certo questo non sarà il nostro destino.

Nonostante che maliziosi e malinformati detrattori del Comitato si siano pubblicamente e strumentalmente interrogati su quali occulte forze economico-politiche lo finanzino, le casse del Comitato, come di consueto, sono tanto trasparenti quanto sofferenti… Allo stato attuale il Comitato è in grado di sostenere il 50% della somma dovuta, la restante metà deve essere rintracciata tramite il rinnovo delle quote associative ed eventuali( auspicabili e necessari..) contributi volontari di privati, aziende, associazioni etc.

Come i recenti eventi hanno dimostrato, l’impegno pluriennale del comitato sia al livello politico che a livello legale, trova riscontri ed ottiene risultati importanti che, a maggior ragione, necessitano di poter essere portati innanzi, congiuntamente ad una responsabile e credibile proposta alternativa nella gestione dei rifiuti, in grado di offrire sostenibilità ambientale, tutela della salute e stabilità per gli attuali occupati del settore e dell’intera zona industriale .

I tanti volontari lavorano continuamente, seriamente e gratuitamente per la comunità, professionisti inclusi, ma è adesso giunto il momento di sostenerli ancor più nel loro impegno, se così vorrete, palesando il vs apprezzamento ed appoggio tramite l’associazione e devoluzioni al Comitato, se desiderate che continui ad esistere ed operare con immutata energia .

Confidando che la tutela della salute e del futuro, anche economico-occupazionale , dell’intera comunità, valga l’impegno di tutti noi, vi invito a leggere la lettera allegata dove trovate il rapporto ed il programma d’attività, oltre alle modalità per associarsi e sostenere il comitato.

Il Presidente
Mario Monciatti

(RAPPORTO ATTIVITA' COMITATO 2010-2011)

Per il tesseramento puoi scaricare dal sito del comitato il modulo di adesione, compilare ed inviare via fax  allo 0566-45763 o via mail a comitato@noinceneritorediscarlino.org allegando il  contributo      ( quota base 10 euro aumentabile a discrezione) al segg c.c. bancario:

IT15 L 05608 72240 000000020537 intestato a Comitato per il No all’inceneritore di Scarlino specificando la causale “tesseramento 2012” ed il nominativo . In alternativa, puoi consegnare la documentazione ai tuoi abituali contatti.

Se non hai necessità di tesserarti, sostieni il Comitato con  un contributo volontario, con le modalità sopra riportate.

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.COMUNICATO STAMPA N° 01 del 21 gennaio 2012

UNA DECISIONE OPPORTUNA


Con l’ordinanza che impone e consente la depurazione delle acque dell’area industriale del Casone, il Presidente Marras ha assunto una decisione opportuna , in ossequio alla sentenza del Consiglio di Stato, alla responsabilità del Suo ufficio ed al buon senso .

Non emettere tale ordinanza avrebbe significato non fare tutto il possibile legalmente e tecnicamente, per scongiurare il blocco della zona industriale con pesantissime ricadute economiche ed occupazionali.
Ci compiacciamo con l’ordinanza perché il Comitato per il No all’inc. di Scarlino ribadisce di non avere alcuna contrarietà alla zona industriale in quanto tale, come invece più volte impropriamente e strumentalmente desunto da alcuni . La nostra contrarietà è rivolta all’inceneritore che si è inserito in un contesto ambientale e di tutela della salute notoriamente assai precario, ad aggravare un carico di inquinamento complessivo già ai limiti della sostenibilità e che rappresenta un approccio antiquato, costoso e non risolutivo per la gestione dei rifiuti, utile agli speculatori e negativo sotto ogni profilo per i cittadini .

Le indispensabili priorità da perseguire, in tanta confusione, sono la tutela dell’ambiente e della salute, strettamente legate, lavorare congiuntamente per la rapida promozione di una reale e possibile chiusura alternativa del ciclo dei rifiuti in grado di garantire l’attuale, se non maggiore, occupazione ed il rispetto della legalità.
La battaglia per la legalità da sempre intrapresa dal Comitato, è in realtà la vera ed unica garanzia per l’occupazione dell’area industriale del Casone, perché principalmente il rispetto della legge cui i cittadini guardano a propria tutela, è in grado di rendere solida, inattaccabile e rassicurante una presenza produttiva sul territorio . Inveire contro chi chiede l’affermazione della legalità, di cui l’Italia ha oggi particolarmente bisogno, appare incomprensibile.
Quanto ad oggi verificatosi e la scia di seri problemi, in primis occupazionali, che ci troviamo a fronteggiare, sono la diretta conseguenza, oltreché di una pianificazione inadeguata e non evoluta del ciclo dei rifiuti, del non rispetto delle leggi, che, è bene ricordarlo, ha causato le recenti sentenze del Tar e del CdS .

E’ il momento, da troppo rinviato, delle inevitabili assunzioni di responsabilità e di dare per assodate alcune verità, non in chiave colpevolista, fine a se stessa o come strumento di conflitto politico cui i cittadini non sono interessati, ma in chiave evolutiva, come insegnamento e monito che possano ispirare l’autocritica e le riflessioni di chi ha la preziosa opportunità di fare nuove scelte che ricadranno sulla popolazione.
Il Comitato continua ad opporsi a quanto ritiene non rispettoso della legge e contrario all’interesse della collettività, così come continuerà a proporre riflessioni, ad indicare alternative sperimentate e percorribili e a mettere  a disposizione le proprie competenze, ispirate dal senso civico e di partecipazione, per contribuire alla creazione delle migliori condizioni di vita, in primis creando contesto e circostanze che offrano opportunità lavorative per i cittadini e che rispettino il loro diritto alla salute ed al futuro .


Il Presidente Comitato per il No all’Inc. di Scarlino
Mario Monciatti
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Conferenza Stampa
Giovedì 19 gennaio ore 11,00
Casello Idraulico, via Roma, Follonica.

I documenti e le sentenze del TAR toscano e del Consiglio di Stato
sull'inceneritore di Scarlino
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intervento di Roberto Barocci, Forum Ambientalista Grosseto, ReteambienteGr
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Sia in occasione della prima autorizzazione in sede di VIA, rilasciata dalla Giunta Scheggi nel 2008 a Scarlino Energia Srl, sia poi in occasione del riesame farsa e delle autorizzazioni rilasciate dalla Giunta Marras nel 2010, presentammo alcune Osservazioni (diap.2-3-4-5-6) per conto del Comitato per il No e del Forum Ambientalista in merito alla violazione di legge per gli scarichi di metalli tossici nel Canale Solmine, già inquinato e inserito nei Piani regionali e provinciali di bonifica. La legge vieta che si possa scaricare ulteriori sostanze pericolose, anche se da impianti a norma, in un sito oggetto di bonifica (diap.9). La risposta di Scarlino Energia srl, che per legge avrebbe dovuto rispondere in modo adeguato alle Osservazioni presentate, è stata di una arroganza sconcertante. Infatti scrisse che gli scarichi dell'impianto “non sarebbero attinenti al progetto in esame”(diap,7). La Provincia di Grosseto, violando la legge (!), non chiese spiegazioni, finse di non sapere (dirigenti al tempo erano l'arch. Gracili e poi il dott. Sammurri) e prescrisse il monitoraggio a posteriori, anziché preventivo alle autorizzazioni per verificare la sostenibilità del nuovo impatto. Il TAR toscano ci ha dato ragione e ha censurato l'operato illegittimo della Provincia di Grosseto.

Il risultato del monitoraggio a posteriori, realizzato nell’ottobre 2010 da Arpat sui sedimenti del Canale Solmine, fa registrare molti superamenti dei limiti di legge (diap.8). Per i metalli tossici e cancerogeni il numero di volte superiore alla legge è rispettivamente: 25 per Arsenico; 10 per Piombo; 7,3 per Zinco; 2 per Cadmio; 1,9 per Mercurio; 1,35 per Rame 1,3 per Cromo.
Nonostante che Comuni, Provincia e Regione Toscana abbiano ricevuto questi dati, la legalità sembra non essere più un valore perseguito, neppure quando si tratta di intervenire per eliminare dall'ambiente potenti cancerogeni. Infatti le Conclusioni scritte e inoltrate dall'Arpat di Grosseto non lasciano dubbi, parlando di seria contaminazione (diap.10).
Il monitoraggio viene ripetuto nel 2011 e la novità, che viene riconfermata, è la presenza significativa anche di cancerogeni organici, quali DIOSSINE, PCB ed IPA, oltre la presenza fuori norma dei metalli tossici visti sopra (diap.11).

Oltre alla bonifica, finora omessa, s'impone anche l'eliminazione degli ulteriori scarichi inquinanti, ma qui le opinioni sono nettamente divergenti. Mentre il prof. Paolo Rabitti spiega nelle 23 pagine della sua Relazione al Consiglio di Stato che le Diossine possono essere di diversa origine, ma che la prevalenza di una particolare specie di Diossina, misurata e trovata a valle dell’inceneritore, può essere stata prodotta solo bruciando rifiuti solidi urbani (diap.12), l'Arpat non compie questa stessa valutazione, rimandando a indefinite emissioni storiche (questa volta non c'entrano gli etruschi...) indicando però la provenienza dall'impianto di combustione delle piriti (diap.13). Questa volta l'Arpat, come fece negli anni '90 per l'eccesso di Arsenico trovato nella piana di Scarlino, non può invocare la naturalità, poi smentita da tutti. Ma le fonti bibliografiche citate dal prof. Rabitti a conferma dell'origine da rifiuti urbani e la vaghezza delle spiegazioni dell'Arpat  hanno convinto il Consiglio di Stato, che di fatto ha definito “ non inequivoche” le tesi Arpat e “plausibili” quelle sostenute da Rabitti

Ma un'altra pagina sconcertante, da chiarire in un secondo tempo, è data dalle numerose  e clamorose contraddizioni di ARPAT. Ne vogliamo solo anticipare alcune:  il rilievo che il prof. Rabitti muove all'operato dell'Arpat in merito ai prelievi e misurazioni degli idrocarburi (IPA), che misurati in uscita dall'impianto di incenerimento, prima che subiscano la diluizione provenienti dalle vasche di raccolta delle acque piovane (diap.14), fanno registrare gli stessi valori, al limite di legge, di quelli registrati dopo la sicura diluizione subita. Poi il fatto che l'ARPAT di Grosseto , contraddicendo le stesse direttive nazionali di APAT, sostenga che i valori limiti di legge per la bonifica dei terreni non  costituiscono obbligo di legge per i sedimenti del Canale Solmine.
Alla prossima puntata...

Roberto Barocci,
Forum Ambientalista GR, ReteambienteGr
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Il Consiglio di Stato respinge la sospensiva richiesta da Scarlino Energia

apri articolo

 

 

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COMUNICATO STAMPA N° 07 del 01 dicembre 2011
La trasparenza, bene irrinunciabile, sia trasversale

La trasparenza è una caratteristica troppo importante e purtroppo non altrettanto praticata da chi maggiormente dovrebbe per il suo ruolo politico od economico nella società, perché il Comitato per il No all’inceneritore di Scarlino non ne sia chiaro esempio sin dalla sua fondazione 15 anni or sono e non accolga con piacere e rispetto l’esortazione in tal senso della RSU di Scarlino Energia.

Dall’anno della sua costituzione per opera di singoli amanti della propria terra , il comitato, aggregazione semplice e popolare per definizione, ha annoverato fra i propri soci e sostenitori varie centinaia di cittadini esponenti delle più disparate fasce sociali e categorie economiche.  Le quote associative o contributi volontari da essi versati, il supporto di alcune associazioni di categoria, e le attività di autofinanziamento, hanno rappresentato e rappresentano tutt’oggi l’unica fonte di introito. Per maggiore ed assoluta chiarezza, il comitato non ha mai richiesto né ricevuto alcun finanziamento od altra forma di supporto economico diretto od indiretto, da partiti politici, amm.ni pubbliche od Enti . La spontaneità dell’aggregazione , la libertà di espressione, l’autonomia dell’agire, oltre alla partecipazione ed il gratuito impegno e lavoro ( professionisti inclusi)dei soci , sono da sempre la vera ed unica “cassaforte e ricchezza” del comitato, con la quale riesce a sopperire all’assenza di risorse finanziare e di struttura logistica.
Pensiamo che tale forma di “ricchezza “ sia una dote per l’intera comunità , in quanto si compone di partecipazione popolare e conta la sola moneta della condivisione e dell’impegno per il bene collettivo, proprio quanto oggi maggiormente manca nella società odierna e di cui il sistema politico-economico, nazionale come locale,  non riesce a fungere da esempio.

Proprio quella trasparenza, simbolo di serena coerenza e rispetto della legalità, di cui il comitato cerca di essere portatore e di cui offre volentieri e giustamente conto, dovrebbe dunque essere, allo stesso modo e forse a maggior ragione, richiesta a quegli attori protagonisti della triste e confusa vicenda dell’inceneritore. Protagonisti che hanno strutture, realtà, patrimoni, partecipazioni , società,interessi e legami la cui consistenza e ramificazione li celano strumentalmente alla vista e comprensione dei cittadini .

Il Presidente Comitato per il No all’inc di Scarlino
Mario Monciatti

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dal sito:http://ambienteparma.blogspot.com/

I.S.D.E. COMUNICATO STAMPA

STUDIO MONITER - EFFETTI SULL'AMBIENTE E SULLA SALUTE NELLE POPOLAZIONI RESIDENTI IN PROSSIMITA' DI 8 INCENERITORI

Sono stati presentati ieri a Bologna i risultati definitivi dello studio Moniter, studio avviato nel 2007  dalla Regione Emilia Romagna per indagare gli effetti sull’ambiente e sulla salute nelle popolazioni residenti in prossimità degli  8 inceneritori presenti sul territorio regionale. Tali risultati , in particolare l’incremento dei linfomi non Hodgkin nella coorte di Modena, appaiono come segnali di allarme circa l'esistenza di ricadute negative per la salute nelle popolazioni esposte alle emissioni di questi impianti ed appaiono coerenti con altre segnalazioni emerse dalla letteratura.

Abbiamo infatti  appreso che ai rischi già segnalati di "piccoli per età gestazionale " ( ovvero di neonati di di peso inferiore alla nascita di quanto ci si sarebbe aspettato) e di "nascite pretermine", si aggiunge anche   un “andamento crescente della prevalenza di aborti spontanei in relazione ai livelli di esposizione”, un “andamento crescente con l’esposizione a carico della totalità delle malformazioni.

Inoltre la “mortalità per tumore a fegato e pancreas nei maschi è significativamente associata nel livello di esposizione più elevato” e si registrano inoltre incrementi  anche di incidenza per tumore al  pancreas nei maschi e, nella coorte di Modena più a lungo indagata, incrementi  per tumore al polmone nei maschi,  tumore al colon,ovaio ed endometrio nelle femmine e linfomi non Hodgkin in entrambi i sessi.

Segnaliamo che tali rischi, visti i tempi di latenza delle patologie tumorali, potrebbero non essersi ancora manifestati in maniera totale nelle altre coorti che non risultano  altrettanto indagate come quella di Modena per quanto attiene l'esposizione temporale.

Inoltre non ci sembra  che  siano stati indagati effetti a breve termine, in particolare nei bambini,  quali i ricoveri per patologie respiratorie e cardiache, indicatori eccellenti di danni immediati alla salute umana e "premonitori"  dei  danni a più lungo termine.

Ricordiamo che un recente studio condotto a Seoul su 4 inceneritori che rispettano i limiti emissivi  ha valutato - per soli 4 inquinanti ( PM10, NOx, SO2, CO) -  un carico complessivo di morti e malati di ben 297/persone anno!

Se poi si tiene conto che in letteratura gli studi che hanno prodotto  i risultati più significativi hanno indagato   popolazioni residenti entro 10 km e sono stati condotti su decine di impianti  (nel Moniter indagati 8 impianti per  un raggio di 4 km ciascuno), le nostre preoccupazioni non possono che aumentare. Spiace inoltre constatare che nello studio Moniter, costato 3 milioni e 400  mila euro  e che ha previsto  sofisticate indagini ambientali, la ricerca della diossine  sia  stata fatta nel particolato aereo e non in polli o altri matrici viventi  dove effettivamente questi inquinanti si accumulano  come  esami autonomamente condotti a Forlì hanno evidenziato.

Non può quindi che destare profondo sconcerto la rassicurazione a pieno campo operata dai decisori politici con il  comunicato stampa emesso dalla Giunta Regionale che letteralmente  recita:   ” l’indagine epidemiologica condotta nell’ambito di Moniter non mostra un incremento del rischio nè per patologie tumorali, nè per la mortalità in generale.. Rimane solo la conferma di un aumento delle nascite pre termine....Anche questo dato rimane tuttavia entro la media regionale e non è correlato a nessun aumento di rischio per la salute dei neonati”.

A nostro avviso , ma  evidentemente anche per il Presidente del Comitato Scientifico che ha invitato a ritirare il comunicato suddetto,  i risultati di Moniter sono quanto meno  segnali da non  sottovalutare, tanto più che viviamo nella Pianura Padana, una delle aree più inquinate del pianeta.

Pertanto, in accordo con i colleghi di Seoul, non possiamo che  ribadire che: " nessun ulteriore aggravio per la salute umana proveniente dall'incenerimento dei rifiuti può essere considerato accettabile" .

3 dicembre 2011
SezionI ISDE Bologna; Ferrara; Forlì; Parma; Piacenza

 

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Comunicato su Convenzione Ato/rifiuti Unieco
La programmazione dell'ATO/rifiuti ha puntato, in contrasto a tutte le indicazioni di legge, sull’incremento della produzione dei rifiuti, prevedendo una crescita impossibile del +5% annuo. Ma dal 2006, con la crisi dei consumi, stiamo registrando cali nell'ordine annuo del -3%, mentre l’ATO/rifiuti per il 2010 aveva previsto l'esistenza di 181.066 tonn di rifiuti prodotti da smaltire. In realtà l'Agenzia regionale ARRR ha certificato la produzione per lo stesso anno di 157.700 tonn. per quest'anno e per i prossimi anni è facile prevedere un calo ulteriore della produzione

La programmazione errata e sovradimensionata ha portato alla realizzazione di impianti sovradimensionati e a una Convenzione per il funzionamento di tali impianti, che ha vincolato per i prossimi 27 anni tutti i Comuni della provincia a produrre e a conferire al soggetto privato UNIECO, ben 91.460 tonn di rifiuto indifferenziato, costante nel tempo. E prevedendo penali se tale quantitativo dovesse ridursi; in aggiunta si prevedevano 27.512 tonn di organico e potature verdi provenienti dalla Raccolta Differenziata. Complessivamente circa 119 mila tonn annue costanti.

Questa condizione scoraggia la crescita della Raccolta Differenziata e comporta aggravi di costi a carico dei cittadini, di cui i Sindaci sono responsabili.

Infatti, se il totale dei rifiuti prodotti cala e la Raccolta Differenziata deve crescere fino al 65% nel 2012, è evidente che viene a mancare l'indifferenziato per il funzionamento degli impianti. Se si rispettasse la legge, differenziando il 65% per non pagare multe, i Sindaci della provincia potrebbero conferire al privato nel 2012, a parità di produzione attuale (cosa improbabile), solo 55.195 tonn di indifferenziato, quasi la metà delle capacità dell'impianto delle Strillaie. Anche con l'aumento della quota di organico dalla Differenziata, saremmo molto al di sotto dei limiti previsti dalla Convenzione.

I contratti con i privati possono essere modificati quando sia accertato che ledono gli interessi della collettività e quando sono in contrasto con le previsioni di legge.

Sulla base di questi dati chiediamo ai Sindaci e all’Amministrazione Provinciale un confronto pubblico non più rinviabile. Chiediamo che si quantifichino tutti i vantaggi economici e sociali che genera la raccolta differenziata dei rifiuti e che si faccia in questa provincia quello che si sta facendo in gran parte delle province italiane.

Comitato Porta a Porta  Grosseto

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Funzioni del Sindaco
Il Sindaco è la prima autorità sanitaria del Comune. In questa veste, ai sensi dell'art. 32 della legge n. 833/1978 e dell'art. 117 del D.Lgs. n. 112/1998, può anche emanare ordinanze contingibili ed urgenti, con efficacia estesa al territorio comunale, in caso di emergenze sanitarie e di igiene pubblica.

IL Sindaco, nel dubbio, ha il diritto-dovere di tutelare la salute dei cittadini, nelle forme e nei modi consentiti dalla Legge, compresa la facoltà di presentare eventuali ricorsi ad autorizzazioni in materia ambientale.

Evidentemente, vista la sentenza del TAR, tali dubbi erano fondati

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CONTENUTI DELLA SENTENZA TAR contro l'inceneritore
di Clementina Piluso

Ecco di cosa trattano LE VIOLAZIONI e quante SONO EFFETTIVAMENTE quelle riconosciute dal Giudice del Tar ....facendone una semplice lista comprensibile, anche senza leggere gli articoli che però ho messo lo stesso perché possano essere controllati.

15 VIOLAZIONI di articoli e 2 allegati
d.lgs. n. 59/2005 TRATTA Attuazione integrale della direttiva 96/61/CE relativa alla prevenzione e riduzione norme integrate dell'inquinamento
dell’art. 5, all 4
dell’art. 5, comma 7, del d.lgs. n. 59/2005.
dell’art. 5, comma 1, lett. a), d.lgs. n. 59/2005.
art. 2, comma 1, lett. O
dell’All. IV, del d.lgs. n. 59 del 2005.
art 5, comma 1, lett. d) e comma 11 del d.lgs. n. 59 del 2005
art. 7, comma 2 del d.lgs. n. 59 del 2005
l'art. 5, comma 12, del decreto legislativo n. 59 del 2005.
art 7 del decreto legislativo n. 59 del 2005.
allegato I
art 10 del dl n59 del 2006
art 2, comma 1, lett. l) e 7, del d.lgs. n. 59 del 2005
art 2, comma 1, lett. l) e 7, del d.lgs. n. 59 del 2005
art 2, comma 1, lett. l) e 7, del d.lgs. n. 59 del 2005
art. 11, co. 3, del d.lgs. n. 59/2005
art. 2, co. 1, lett. m) e n),
art 10 del d.lgs. n. 59/2005.

7 VIOLAZIONI degli articoli del
d.lgs. n. 133/2005 TRATTA l'Attuazione della direttiva 2000/76/ CE, in materia di incenerimento dei rifiuti".

dell'art. 15, comma 2, del d.lgs. n. 133/2005.
dell’art. 4, comma 3, del d.lgs. n. 133/2005.
art 2, comma 1, lett. d) e
dell’art. 4, co. 1, 2, 3 d.lgs. n. 133/2005.
art. 4, comma 3, lett. b), d.lgs. n. 133/2005.
art 4, co. 8, d.lgs. n. 133/2005.
art 4 comma 3 dls n. 133/2005.

1 VIOLAZIONE del
d.m. 5 febbraio 1998. TRATTA le Norme tecniche per l'utilizzazione dei rifiuti non pericolosi

art 4 del dm 5 febbr 1998

1VIOLAZIONE del
d.p.r. n. 357/1997 TRATTA del Regolamento/ recante attuazione della direttiva 92/43/ CEE relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali,

art. 5, comma 4, del d.p.r. n. 357/1997/

 

 

8 VIOLAZIONI di vari articoli del
d.lgs. n. 152/2006. TRATTA di "Norme in materia ambientale" e corretta applicazione

art 183 e 184 art 4
art. 183, comma 1, lett. r) e s);
art 184, co. 1, 2, 3; 229, co. 1,
184, co. 1, 2, 3; 229, co. 1,
articolo 182, comma 4, d.lgs. n. 152/2006.
articolo 182, comma 4, d.lgs. n. 152/2006
artt. 2, comma 1,
art 3 ter, del d.lgs. n. 152/2006.

2 VIOLAZIONI deliberazione della Giunta regionale n. 272 del 2008. “Approvazione criteri direttivi sugli impianti di incenerimento”;

Violazione e falsa applicazione delle BAT (Best avaliable techniques) Reference Document Waste Incineration. (Documenti di Riferimento sull'incenerimento dei rifiuti e attuazioni)
Violazioni del d.lgs. n. 152/2006. su Norme in materie ambientali

VIOLAZIONI di 3 art

leg reg 40 2009 TRATTA di Norme semplificazione e riordino normativo
art 24 - art 29 comma 1- e art 24 comma 7

7 VIOLAZIONI sul
l. reg. n. 9/1995 TRATTA di Disposizioni in materia di procedimento amministrativo e di accesso agli atti

artt. 15 e 16 della l. reg. n. 9/1995.
artt. 15, 16 e 19 della legge reg. n. 9 del 1995/.
artt. 14 e seguenti della legge reg n9 del 2005

10 VIOLAZIONI di articoli della
legge n. 241/1990 TRATTA di Nuove norme in materia di procedimento e di diritto di accesso ai documenti amministrativi, legge sulla trasparenza amministrativa

artt. 7 e seguenti della legge n. 241 del 1990
art 29 14ter
artt. 7 e seguenti della legge n. 241 del 1990.
i artt. 7 e seguenti della legge n. 241 del 1990.
dell’art. 14 quater, comma 3, della legge n. 241 del 1990.
dell’art. 14 ter, comma 8, della legge n. 241 del 1990.
dell’art. 6, co. 1, lett. b) della l. n. 241/1990.
dell’art. 7 della l. n. 241/1990.
dell’art. 6, co. 1, lett. b) della l. n. 241/1990.
art 9 e seguenti

Se non me ne è sfuggito nessuno, fanno 20 articoli di natura amministrativa e 34 articoli,   e in qualche caso seguenti (ma non vogliamo sottilizzare) più i vari commi di leggi in materia di incenerimento dei rifiuti/ "utilizzazione dei rifiuti non pericolosi"/ prevenzione dell'inquinamento/ e di dl su materie soprattutto ambientali / di conservazione e mantenimento dell'ambiente oltre agli studi TOTALMENTE mancanti e assenti sulla salute dell'uomo.

Il GIUDICE ha nella sentenza accanto agli articoli che ha fatto suoi /fra quelli contestati dal Comune di Follonica/ alla Provincia di Grosseto e alla società SE etc,

HA SCRITTO come motivazione
15 VOLTE La parola Violazione (relativa a articoli e commi)
18 VOLTE la frase Violazione e falsa applicazione POI
Incompetenza ed eccesso di potere.
Eccesso di potere perché illogicità manifesta e travisamento dei fatti.
3 volte: Eccesso di potere per contraddittorietà.
2 VOLTE: difetto di istruttoria.
4 VOLTE Difetto assoluto di istruttoria
Difetto assoluto di motivazione.
Illegittimità derivata
2 VOLTE: Eccesso di potere per carenza assoluta di istruttoria.
2 VOLTE Carenza di motivazione
2 VOLTE Carenza assoluta di istruttoria.

INOLTRE
Difetto assoluto di motivazione ed eccesso di potere per difetto di istruttoria
Difetto di istruttoria ed errore di motivazione.
Difetto assoluto di istruttoria e di motivazione.
Illogicità manifesta.
Difetto di istruttoria e disparità di trattamento.
Illogicità manifesta per travisamento dei fatti.
Eccesso di potere per illogicità e contraddittorietà manifesta.

IL presidente MARRAS E il Sindaco BIZZARRI scrivono entrambi
"neanche i giudici mettono in discussione i livelli di sicurezza e i monitoraggi garantiti dall’AIA (predisposta appunto per un impianto di incenerimento).

Infatti nel caso della sentenza che ci riguarda il Giudice non ha proprio parlato dell'AIA perché, non l'ha proprio neanche tenuta in considerazione o presa in esame, infatti il Giudice scrive:

"l’invalidità del provvedimento con cui la VIA viene concessa determina effetti caducanti sull’AIA.
Cito in COPIA quanto scritto dal Giudice del Tar, che annota parte della relazione del prof Focardi dell'Università di Siena/ , inviata alla provincia/ ma che risulta agli atti/ completamente disattesa e priva di controlli /perché la relazione è arrivata il 10 MARZO 2010/ e l'ordinanza è stata fatta dalla Provincia, subito il giorno dopo,

IL Prof FOCARDI SCRIVE ALLA PROVINCIA ed è il Giudice stesso a citarlo così in sentenza
" occorre rimarcare la parziale mancanza di campionamenti al tempo zero, sulla citata fauna ittica";.

"in merito alla valutazione delle ricadute e delle concentrazioni di inquinanti /emessi dall'impianto in progetto, ...

si rileva il livello di incertezza sulla reale responsabilità relativa, rispetto alle diverse altre fonti di inquinamento atmosferico e rispetto alle potenziali forme di trasporto/ da altre sorgenti emissive d'inquinamento"...

"la complessità della problematica richiederebbe l'utilizzo di strumenti predittivi più avanzati/ in grado di valutare lo stato di salute dell'area interessata da affidare ad un organismo terzo esperto".

SCRIVE A TAL PROPOSITO IL GIUDICE

Persino per quanto attiene alla valutazione dello stato di salute dei residenti nei comuni di Follonica e Scarlino ogni giudizio viene rinviato ad indagini e monitoraggi da eseguirsi in futuro, senza neppure l'indicazione di un termine/ per il completamento di tale fase dell'indagine.

Ne discende che la Provincia/ ha rilasciato la pronuncia di compatibilità ambientale/ in (totale) assenza di tutti gli elementi conoscitivi opportuni necessari /al fine di escludere negative ricadute sulla salute umana e sull'ambiente."

CONTINUA il Giudice
...Nel caso di specie appare sintomatico /della denunciata esistenza dell'eccesso di potere per difetto di istruttoria/ la circostanza che il parere dell'Università di Siena sia stato rimesso

all'Amministrazione in data 10 marzo 2010, /mentre tanto la determinazione dirigenziale n. 678,/ quanto la deliberazione della Giunta provinciale n. 36, sono state adottate il giorno successivo,/ rendendo evidente l’acritica assunzione nel provvedimento finale/ delle conclusioni /a cui il consulente esterno era pervenuto.

Qui finisce la mia lista...A ognuno di VOI LE CONCLUSIONI PERSONALI SULLA CONSISTENZA, IMPORTANZA E di VALORE dal punto di vista ambientale e di responsabilità di questa sentenza, verso i dipendenti a cui hanno dato lavoro e speranze, ma anche verso un territorio dove vivono circa 30.000 persone tutto l'anno e 100.000 persone durante l'estate.

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COMUNICATO STAMPA N°06/2011
SULL’INCENERITORE UN’IMPORTANTE ED AMARA AFFERMAZIONE


Il TAR Toscana ha sentenziato che la VIA e l’AIA rilasciate dalla Provincia all’inceneritore di Scarlino sono da annullare .

Il comitato per il No all’inceneritore di Scarlino lo sostiene dal 2008, da quando ha fatto continuamente e chiaramente, purtroppo inutilmente, presente agli organi amministrativi preposti, in primo luogo la Provincia, che l’iter autorizzativo era palesemente errato e lacunoso e che quindi non poteva dar luogo ad alcuna autorizzazione.

La volontà politica calata dall’alto e le pressioni delle forti lobbies con interessi di varia natura in gioco, che troppo spesso si saldano, hanno reso sordi e forse impotenti gli organi competenti che hanno partorito procedure bizzarre ed autorizzazioni improprie, forzate, che, come dichiarò la Commissione d’Inchiesta, non potevano e non dovevano essere concesse. A queste il Comitato, cittadini privati, associazioni nazionali e poi il Comune di Follonica , si sono opposti in sede legale, ottenendo oggi ragione.

Aver ragione è certo motivo di soddisfazione ma talvolta è anche cosa tristissima : quanto sosteniamo da sempre in merito all’inceneritore non è il solo il frutto di una visione responsabile e prospettica della gestione del territorio e dei rifiuti ma, nello specifico delle autorizzazioni, è stato il tentativo di un contributo critico non fazioso e rigorosamente basato su considerazioni di tipo scientifico e legale che, purtroppo, gli Enti in causa han sempre ignorato. Quanto tempo, denaro pubblico e privato preziosi per lo sviluppo, e quante ingiuste paure ed incertezze per i lavoratori dell’impianto, le vere incolpevoli vittime assieme ai cittadini, di tale mala gestio, si sarebbero potute risparmiare, solo applicando buonsenso ed obiettività? A chi, dunque, chiedere conto delle angosce che da oggi attanagliano i lavoratori? Per le conseguenze delle proprie azioni è responsabile colui che, in vari ruoli, infrange la legge,o chi, come i Giudici, è preposto a farla rispettare ?

Principalmente in ragione di ciò il Comitato per il No all’inceneritore è compiaciuto ma non riesce affatto ad esultare, come impropriamente scritto, per la sentenza del TAR .

Il Comitato ed i cittadini hanno ben chiaro che in un momento molto critico sotto vari profili, quanto maggiormente necessita è il senso di responsabilità di tutti, particolarmente di chi ricopre ruoli, pubblici o privati, da cui molto e molti dipendono.  Ma abbiamo purtroppo le dichiarazioni dell’azienda che in meno di 24 ore sfodera il consueto e squallido ricatto occupazionale, palesando la considerazione, già conosciuta, di ”scudi umani” dei suoi dipendenti, con buona pace dei sindacati, e la minaccia di cessare l’attività di depurazione delle acque della zona industriale, consapevole che ciò rischia di gettare nell’incertezza tutti i lavoratori della zona industriale del Casone. Dimenticando, però, che la sentenza inibisce l’uso del CDR e non delle biomasse che l’impianto può continuare a bruciare, che la depurazione non ha niente a che vedere con la VIA annullata e che , in primo luogo, i lavoratori non possono e non devono pagare colpe altrui.  In tal modo l’azienda ripropone la nota strategia di pressione indebita sulle autorità. Confidiamo che il Presidente Marras vorrà leggere e comprendere la natura gratuita ed intimidatoria di tali messaggi, che già caratterizzarono l’agire della proprietà nel recente passato e che certo il Presidente ricorderà .Al contempo lo invitiamo ad un’attenta lettura della sentenza dalla quale potrà evincere che ciò che definisce “le formalistiche contestazioni” e “gli aspetti burocratici” di essa, sono invece impregnati di sostanza, la stessa sostanza di rispetto della legge e delle procedure di cui la VIA e l’AIA mancavano . Le carenze sono sostanziali oltrechè formali, e riguardano principalmente, ma non solo, l’inadeguatezza delle indagini per garantire la salute dei cittadini. Questo dicono i Giudici Amministrativi e d’accordo o meno che si possa essere, certo meritano di essere ascoltati, sì con spirito critico, ma principalmente autocritico, nell’interesse della comunità cui dobbiamo rispondere ma anche di chi dovrà poi prendere nuovamente decisioni. Perché non accogliere la sentenza del TAR anche come un momento di riflessione e rivisitazione del pregresso e fonte di ausilio ed ispirazione per il futuro? C’è gloria nel difendere pervicacemente e ciecamente il proprio operato, solo in quanto tale ?

C’è invece la forte necessità di prendere atto e resettare gli errori del passato e, come esorta il Sindaco Baldi, sedersi ad un tavolo con responsabilità e pragmatismo per ridiscutere un nuovo e migliore da farsi.

Ma le asserzioni affrettate, molto imprecise ed inopportune son purtroppo apparse copiose sui giornali, quali : “la gravità inaudita della decisione del TAR” per voce del Presidente del Cispel, il quale ci dà dimostrazione del proprio concetto di rispetto della Magistratura, e palesa una discutibile concezione del diritto di partecipazione di cui i “piccoli gruppi”, secondo il De Girolamo, non sono detentori...se si oppongono a qualcosa più grande di loro. Vorremmo non dover ricordare al Presidente che anche per la partecipazione, l’abc della democrazia, il punto chiave non è la consistenza numerica, ma il rispetto della legge, altrimenti è il far west, dove la legge la fa il più grande, il più forte, il più ricco. Questo concetto è inaccettabile, almeno per i cittadini. Ma su una cosa siamo d’accordo con il Presidente De Girolamo che cita il Governatore Rossi quando dice che “…un imprenditore che investe e rispetta le regole ha diritto di vedere accolta la sua proposta” . Nel rispetto delle regole ( da parte di tutti, aggiungiamo..) vi è infatti l’indispensabile presupposto e buon funzionamento di una società e la necessaria, dovuta ed irrinunciabile garanzia di equità e tutela verso i cittadini, che della comunità sono ancora l’anima, il cuore, le braccia ed i “legittimi titolari“ .

Un ultimo pensiero e  doveroso ringraziamento và a tutti i cittadini, soci e sostenitori del comitato,ai suoi presidenti Chiara Pierini e Cesare Franchi che negli anni , fra notevoli difficoltà ed ostacoli di ogni genere hanno profuso grande impegno ed  abnegazione, palesando senso civico e di responsabilità, nel portare innanzi l’impegno del comitato . Non è certo finita qui, tutt’altro, la nostra terra ha ancora bisogno di tutti loro.

Il Presidente Comitato per il No all’inceneritore di Scarlino
Mario Monciatti

apri documento

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Sintesi della Conferenza Stampa del 29.9.2011 a Follonica Sala Consiliare Comune di Follonica, convocata dal Comitato per il No all'inceneritore di Scarlino.

“Una realtà e uno Studio che non possono essere censurati” è il titolo di un appello relativo ad uno Studio sui temi dell'inquinamento delle falde idriche della pianura di Scarlino/Follonica, commissionato dalla Provincia di Grosseto e dal Comune di Scarlino.

Roberto Barocci del Forum Ambientalista, con il contributo del geologo Lodovico Sola, ex dirigente tecnico della Rimin, società di ricerche minerarie, ha commentato lo Studio, realizzato dal prof. Alessandro Donati, docente di Chimica ambientale nell'Università di Siena e dalla dott.ssa Alessandra Biondi, già funzionaria presso l'Arpat di Grosseto.

L'inquinamento più pericoloso, come è noto, è quello relativo all'Arsenico, ma è emerso anche quello relativo alla forte presenza del Manganese, collegato alle discariche dei gessi.

I risultati di tale Studio, presentato nell'aprile scorso, ma finora mai divulgato, sono  clamorosi.

Secondo gli ambientalisti vi trovano conferma le loro tesi, che finora gli stessi Enti locali non avevano mai accolto. La prima notizia è che le opere di bonifica finora eseguite e certificate dagli Enti locali, comprese le opere di messa in sicurezza delle falde idriche che transitano sui siti industriali, non sono in grado di ridurre  l'inquinamento delle falde stesse. Infatti è statisticamente dimostrato dai dati, rilevati anche negli anni successivi alla conclusione dei lavori di bonifica delle superfici e di messa in sicurezza delle falde, che tale inquinamento è statisticamente costante nel tempo e che, pertanto, non tutte le fonti inquinanti sono state rimosse. Dalle elaborazioni statistiche emerge inoltre che non ci sono più dubbi sull'origine antropica e industriale dell'inquinamento. Gli Autori dello Studio hanno inoltre finalmente individuata e delimitata l’area della prima e seconda falda inquinata e la loro estensione comprende tutta l'area delimitata ad est dal fiume Pecora, ad ovest dal Canale Allacciante e a nord dalla vecchia statale Aurelia. E’ la prima volta che ciò avviene, dopo 18 anni dall'inizio delle procedure di bonifica, quando la legge prevede invece solo pochi mesi.•E' stato segnalato che la prima falda nella stagione umida sale in superficie, distribuendosi nella rete dei canali di scolo dei terreni agricoli. Tali canali pertanto diffondono l’inquinamento nei terreni circostanti.

Tuttavia i canali di scolo interessati da questo inquinamento sono limitati da tre barriere geologicamente molto recenti, insormontabili, perché collocate a quote più alte dei terreni stessi: il canale Pecora/Solmine a sinistra, il canale Allacciante a destra, la statale Aurelia a nord.

Ma l'inquinamento più accentuato, anche molte centinaia di volte superiore ai limiti di legge è nelle immediate vicinanze degli impianti a conferma di tutte le valutazioni statistiche e analitiche, che dimostrano che le fonti di inquinamento sono dovute a rifiuti interrati nelle aree industriali o nelle sue immediate vicinanze, ancora da individuare e ancora da rimuovere.

Roberto Barocci, Forum Ambientalista Grosseto

apri presentazione (8,8 mb)

 

Articoli sulla Conferenza stampa:

http://www.0564news.it/notizia.asp?idn=19733

http://reteambientegr.wordpress.com/2011/09/30/inquinamento-falde-

http://roberto.barocci.info/2011/09/barocci-a-bizzarr-coseca-cogeneratore/


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COMUNICATO STAMPA N° 03 del 12 luglio 2011
LE  INQUIETANTI  TRANQUILLIZZAZIONI

Quando capita, a chiunque di noi, che le migliori rassicurazioni che ci vengono offerte non fanno altro che confermare i nostri motivi di inquietudine, allora comprendiamo che i nostri  timori sono davvero fondati. Proprio come nel caso dei controlli di Scarlino Energia sulle emissioni dell’inceneritore.

Recentemente il comitato per il No all’inceneritore di Scarlino ha ribadito le proprie forti preoccupazioni per i controlli sulle emissioni, ritenuti inadeguati, inapplicati e per giunta affidati all’autocontrollo di Scarlino Energia stessa .
Affermare, come ha fatto quest’ultima, che i controlli sono affidati agli Enti pubblici  è un’evidente alterazione della realtà tramite un gioco di parole.

Come la società stessa chiarisce nel suo comunicato stampa di qualche giorno addietro, “l’esecuzione del piano (di monitoraggio) è affidato alla società, la Provincia è l’autorità competente e l’Arpat è l’Ente di controllo “ .

Infatti è proprio così . Ciò significa che, come il Comitato sostiene, di fatto Scarlino Energia controlla se stessa o, per somma chiarezza che liberi i lettori da ingannevoli artifizi verbali, che la società fornisce i dati di controllo, da lei raccolti, alla Provincia .

Per fare un parallelo di vita quotidiana che tocca tutti, proprio come l’inquinamento, è come dire che fossero gli automobilisti a comunicare la propria velocità alle forze dell’ordine e non questi a rilevarla in autonomia con gli autovelox ,come di fatto accade affinché il controllo ed il deterrente siano reali ed efficaci . Chi di noi, auspicabile o meno che fosse, comunicherebbe la reale velocità se questa comportasse una salata contravvenzione… ?

Ogni considerazione od asserzione che prescinda da tale semplice dato di fondo, crediamo celi la volontà di confondere, se non ingannare, i cittadini .

Circa i tanto declamati controlli, è vero che la Scarlino Energia segue, per quanto non ancora



Ultimo aggiornamento: 2012-05-18

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