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Comunicati stampa
(ultimo: n° 01/2012)
Depurazione: una decisione opportuna
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UNA DECISIONE OPPORTUNA
Con l’ordinanza che impone e consente la depurazione delle acque dell’area industriale del Casone, il Presidente Marras ha assunto una decisione opportuna , in ossequio alla sentenza del Consiglio di Stato, alla responsabilità del Suo ufficio ed al buon senso .
Non emettere tale ordinanza avrebbe significato non fare tutto il possibile legalmente e tecnicamente, per scongiurare il blocco della zona industriale con pesantissime ricadute economiche ed occupazionali.
Ci compiacciamo con l’ordinanza perché il Comitato per il No all’inc. di Scarlino ribadisce di non avere alcuna contrarietà alla zona industriale in quanto tale, come invece più volte impropriamente e strumentalmente desunto da alcuni . La nostra contrarietà è rivolta all’inceneritore che si è inserito in un contesto ambientale e di tutela della salute notoriamente assai precario, ad aggravare un carico di inquinamento complessivo già ai limiti della sostenibilità e che rappresenta un approccio antiquato, costoso e non risolutivo per la gestione dei rifiuti, utile agli speculatori e negativo sotto ogni profilo per i cittadini .
Le indispensabili priorità da perseguire, in tanta confusione, sono la tutela dell’ambiente e della salute, strettamente legate, lavorare congiuntamente per la rapida promozione di una reale e possibile chiusura alternativa del ciclo dei rifiuti in grado di garantire l’attuale, se non maggiore, occupazione ed il rispetto della legalità.
La battaglia per la legalità da sempre intrapresa dal Comitato, è in realtà la vera ed unica garanzia per l’occupazione dell’area industriale del Casone, perché principalmente il rispetto della legge cui i cittadini guardano a propria tutela, è in grado di rendere solida, inattaccabile e rassicurante una presenza produttiva sul territorio . Inveire contro chi chiede l’affermazione della legalità, di cui l’Italia ha oggi particolarmente bisogno, appare incomprensibile.
Quanto ad oggi verificatosi e la scia di seri problemi, in primis occupazionali, che ci troviamo a fronteggiare, sono la diretta conseguenza, oltreché di una pianificazione inadeguata e non evoluta del ciclo dei rifiuti, del non rispetto delle leggi, che, è bene ricordarlo, ha causato le recenti sentenze del Tar e del CdS .
E’ il momento, da troppo rinviato, delle inevitabili assunzioni di responsabilità e di dare per assodate alcune verità, non in chiave colpevolista, fine a se stessa o come strumento di conflitto politico cui i cittadini non sono interessati, ma in chiave evolutiva, come insegnamento e monito che possano ispirare l’autocritica e le riflessioni di chi ha la preziosa opportunità di fare nuove scelte che ricadranno sulla popolazione.
Il Comitato continua ad opporsi a quanto ritiene non rispettoso della legge e contrario all’interesse della collettività, così come continuerà a proporre riflessioni, ad indicare alternative sperimentate e percorribili e a mettere a disposizione le proprie competenze, ispirate dal senso civico e di partecipazione, per contribuire alla creazione delle migliori condizioni di vita, in primis creando contesto e circostanze che offrano opportunità lavorative per i cittadini e che rispettino il loro diritto alla salute ed al futuro .
Il Presidente Comitato per il No all’Inc. di Scarlino
Mario Monciatti
Giovedì 19 gennaio ore 11,00
Casello Idraulico, via Roma, Follonica.
I documenti e le sentenze del TAR toscano e del Consiglio di Stato
sull'inceneritore di Scarlino
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intervento di Roberto Barocci, Forum Ambientalista Grosseto, ReteambienteGr
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Sia in occasione della prima autorizzazione in sede di VIA, rilasciata dalla Giunta Scheggi nel 2008 a Scarlino Energia Srl, sia poi in occasione del riesame farsa e delle autorizzazioni rilasciate dalla Giunta Marras nel 2010, presentammo alcune Osservazioni (diap.2-3-4-5-6) per conto del Comitato per il No e del Forum Ambientalista in merito alla violazione di legge per gli scarichi di metalli tossici nel Canale Solmine, già inquinato e inserito nei Piani regionali e provinciali di bonifica. La legge vieta che si possa scaricare ulteriori sostanze pericolose, anche se da impianti a norma, in un sito oggetto di bonifica (diap.9). La risposta di Scarlino Energia srl, che per legge avrebbe dovuto rispondere in modo adeguato alle Osservazioni presentate, è stata di una arroganza sconcertante. Infatti scrisse che gli scarichi dell'impianto “non sarebbero attinenti al progetto in esame”(diap,7). La Provincia di Grosseto, violando la legge (!), non chiese spiegazioni, finse di non sapere (dirigenti al tempo erano l'arch. Gracili e poi il dott. Sammurri) e prescrisse il monitoraggio a posteriori, anziché preventivo alle autorizzazioni per verificare la sostenibilità del nuovo impatto. Il TAR toscano ci ha dato ragione e ha censurato l'operato illegittimo della Provincia di Grosseto.
Il risultato del monitoraggio a posteriori, realizzato nell’ottobre 2010 da Arpat sui sedimenti del Canale Solmine, fa registrare molti superamenti dei limiti di legge (diap.8). Per i metalli tossici e cancerogeni il numero di volte superiore alla legge è rispettivamente: 25 per Arsenico; 10 per Piombo; 7,3 per Zinco; 2 per Cadmio; 1,9 per Mercurio; 1,35 per Rame 1,3 per Cromo.
Nonostante che Comuni, Provincia e Regione Toscana abbiano ricevuto questi dati, la legalità sembra non essere più un valore perseguito, neppure quando si tratta di intervenire per eliminare dall'ambiente potenti cancerogeni. Infatti le Conclusioni scritte e inoltrate dall'Arpat di Grosseto non lasciano dubbi, parlando di seria contaminazione (diap.10).
Il monitoraggio viene ripetuto nel 2011 e la novità, che viene riconfermata, è la presenza significativa anche di cancerogeni organici, quali DIOSSINE, PCB ed IPA, oltre la presenza fuori norma dei metalli tossici visti sopra (diap.11).
Oltre alla bonifica, finora omessa, s'impone anche l'eliminazione degli ulteriori scarichi inquinanti, ma qui le opinioni sono nettamente divergenti. Mentre il prof. Paolo Rabitti spiega nelle 23 pagine della sua Relazione al Consiglio di Stato che le Diossine possono essere di diversa origine, ma che la prevalenza di una particolare specie di Diossina, misurata e trovata a valle dell’inceneritore, può essere stata prodotta solo bruciando rifiuti solidi urbani (diap.12), l'Arpat non compie questa stessa valutazione, rimandando a indefinite emissioni storiche (questa volta non c'entrano gli etruschi...) indicando però la provenienza dall'impianto di combustione delle piriti (diap.13). Questa volta l'Arpat, come fece negli anni '90 per l'eccesso di Arsenico trovato nella piana di Scarlino, non può invocare la naturalità, poi smentita da tutti. Ma le fonti bibliografiche citate dal prof. Rabitti a conferma dell'origine da rifiuti urbani e la vaghezza delle spiegazioni dell'Arpat hanno convinto il Consiglio di Stato, che di fatto ha definito “ non inequivoche” le tesi Arpat e “plausibili” quelle sostenute da Rabitti
Ma un'altra pagina sconcertante, da chiarire in un secondo tempo, è data dalle numerose e clamorose contraddizioni di ARPAT. Ne vogliamo solo anticipare alcune: il rilievo che il prof. Rabitti muove all'operato dell'Arpat in merito ai prelievi e misurazioni degli idrocarburi (IPA), che misurati in uscita dall'impianto di incenerimento, prima che subiscano la diluizione provenienti dalle vasche di raccolta delle acque piovane (diap.14), fanno registrare gli stessi valori, al limite di legge, di quelli registrati dopo la sicura diluizione subita. Poi il fatto che l'ARPAT di Grosseto , contraddicendo le stesse direttive nazionali di APAT, sostenga che i valori limiti di legge per la bonifica dei terreni non costituiscono obbligo di legge per i sedimenti del Canale Solmine.
Alla prossima puntata...
Roberto Barocci,
Forum Ambientalista GR, ReteambienteGr
Il Consiglio di Stato respinge la sospensiva richiesta da Scarlino Energia
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COMUNICATO STAMPA N° 07 del 01 dicembre 2011
La trasparenza, bene irrinunciabile, sia trasversale
La trasparenza è una caratteristica troppo importante e purtroppo non altrettanto praticata da chi maggiormente dovrebbe per il suo ruolo politico od economico nella società, perché il Comitato per il No all’inceneritore di Scarlino non ne sia chiaro esempio sin dalla sua fondazione 15 anni or sono e non accolga con piacere e rispetto l’esortazione in tal senso della RSU di Scarlino Energia.
Dall’anno della sua costituzione per opera di singoli amanti della propria terra , il comitato, aggregazione semplice e popolare per definizione, ha annoverato fra i propri soci e sostenitori varie centinaia di cittadini esponenti delle più disparate fasce sociali e categorie economiche. Le quote associative o contributi volontari da essi versati, il supporto di alcune associazioni di categoria, e le attività di autofinanziamento, hanno rappresentato e rappresentano tutt’oggi l’unica fonte di introito. Per maggiore ed assoluta chiarezza, il comitato non ha mai richiesto né ricevuto alcun finanziamento od altra forma di supporto economico diretto od indiretto, da partiti politici, amm.ni pubbliche od Enti . La spontaneità dell’aggregazione , la libertà di espressione, l’autonomia dell’agire, oltre alla partecipazione ed il gratuito impegno e lavoro ( professionisti inclusi)dei soci , sono da sempre la vera ed unica “cassaforte e ricchezza” del comitato, con la quale riesce a sopperire all’assenza di risorse finanziare e di struttura logistica.
Pensiamo che tale forma di “ricchezza “ sia una dote per l’intera comunità , in quanto si compone di partecipazione popolare e conta la sola moneta della condivisione e dell’impegno per il bene collettivo, proprio quanto oggi maggiormente manca nella società odierna e di cui il sistema politico-economico, nazionale come locale, non riesce a fungere da esempio.
Proprio quella trasparenza, simbolo di serena coerenza e rispetto della legalità, di cui il comitato cerca di essere portatore e di cui offre volentieri e giustamente conto, dovrebbe dunque essere, allo stesso modo e forse a maggior ragione, richiesta a quegli attori protagonisti della triste e confusa vicenda dell’inceneritore. Protagonisti che hanno strutture, realtà, patrimoni, partecipazioni , società,interessi e legami la cui consistenza e ramificazione li celano strumentalmente alla vista e comprensione dei cittadini .
Il Presidente Comitato per il No all’inc di Scarlino
Mario Monciatti
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dal sito:http://ambienteparma.blogspot.com/
I.S.D.E. COMUNICATO STAMPA
STUDIO MONITER - EFFETTI SULL'AMBIENTE E SULLA SALUTE NELLE POPOLAZIONI RESIDENTI IN PROSSIMITA' DI 8 INCENERITORI
Sono stati presentati ieri a Bologna i risultati definitivi dello studio Moniter, studio avviato nel 2007 dalla Regione Emilia Romagna per indagare gli effetti sull’ambiente e sulla salute nelle popolazioni residenti in prossimità degli 8 inceneritori presenti sul territorio regionale. Tali risultati , in particolare l’incremento dei linfomi non Hodgkin nella coorte di Modena, appaiono come segnali di allarme circa l'esistenza di ricadute negative per la salute nelle popolazioni esposte alle emissioni di questi impianti ed appaiono coerenti con altre segnalazioni emerse dalla letteratura.
Abbiamo infatti appreso che ai rischi già segnalati di "piccoli per età gestazionale " ( ovvero di neonati di di peso inferiore alla nascita di quanto ci si sarebbe aspettato) e di "nascite pretermine", si aggiunge anche un “andamento crescente della prevalenza di aborti spontanei in relazione ai livelli di esposizione”, un “andamento crescente con l’esposizione a carico della totalità delle malformazioni” .
Inoltre la “mortalità per tumore a fegato e pancreas nei maschi è significativamente associata nel livello di esposizione più elevato” e si registrano inoltre incrementi anche di incidenza per tumore al pancreas nei maschi e, nella coorte di Modena più a lungo indagata, incrementi per tumore al polmone nei maschi, tumore al colon,ovaio ed endometrio nelle femmine e linfomi non Hodgkin in entrambi i sessi.
Segnaliamo che tali rischi, visti i tempi di latenza delle patologie tumorali, potrebbero non essersi ancora manifestati in maniera totale nelle altre coorti che non risultano altrettanto indagate come quella di Modena per quanto attiene l'esposizione temporale.
Inoltre non ci sembra che siano stati indagati effetti a breve termine, in particolare nei bambini, quali i ricoveri per patologie respiratorie e cardiache, indicatori eccellenti di danni immediati alla salute umana e "premonitori" dei danni a più lungo termine.
Ricordiamo che un recente studio condotto a Seoul su 4 inceneritori che rispettano i limiti emissivi ha valutato - per soli 4 inquinanti ( PM10, NOx, SO2, CO) - un carico complessivo di morti e malati di ben 297/persone anno!
Se poi si tiene conto che in letteratura gli studi che hanno prodotto i risultati più significativi hanno indagato popolazioni residenti entro 10 km e sono stati condotti su decine di impianti (nel Moniter indagati 8 impianti per un raggio di 4 km ciascuno), le nostre preoccupazioni non possono che aumentare. Spiace inoltre constatare che nello studio Moniter, costato 3 milioni e 400 mila euro e che ha previsto sofisticate indagini ambientali, la ricerca della diossine sia stata fatta nel particolato aereo e non in polli o altri matrici viventi dove effettivamente questi inquinanti si accumulano come esami autonomamente condotti a Forlì hanno evidenziato.
Non può quindi che destare profondo sconcerto la rassicurazione a pieno campo operata dai decisori politici con il comunicato stampa emesso dalla Giunta Regionale che letteralmente recita: ” l’indagine epidemiologica condotta nell’ambito di Moniter non mostra un incremento del rischio nè per patologie tumorali, nè per la mortalità in generale.. Rimane solo la conferma di un aumento delle nascite pre termine....Anche questo dato rimane tuttavia entro la media regionale e non è correlato a nessun aumento di rischio per la salute dei neonati”.
A nostro avviso , ma evidentemente anche per il Presidente del Comitato Scientifico che ha invitato a ritirare il comunicato suddetto, i risultati di Moniter sono quanto meno segnali da non sottovalutare, tanto più che viviamo nella Pianura Padana, una delle aree più inquinate del pianeta.
Pertanto, in accordo con i colleghi di Seoul, non possiamo che ribadire che: " nessun ulteriore aggravio per la salute umana proveniente dall'incenerimento dei rifiuti può essere considerato accettabile" .
3 dicembre 2011
SezionI ISDE Bologna; Ferrara; Forlì; Parma; Piacenza
Comunicato su Convenzione Ato/rifiuti Unieco
La programmazione dell'ATO/rifiuti ha puntato, in contrasto a tutte le indicazioni di legge, sull’incremento della produzione dei rifiuti, prevedendo una crescita impossibile del +5% annuo. Ma dal 2006, con la crisi dei consumi, stiamo registrando cali nell'ordine annuo del -3%, mentre l’ATO/rifiuti per il 2010 aveva previsto l'esistenza di 181.066 tonn di rifiuti prodotti da smaltire. In realtà l'Agenzia regionale ARRR ha certificato la produzione per lo stesso anno di 157.700 tonn. per quest'anno e per i prossimi anni è facile prevedere un calo ulteriore della produzione
La programmazione errata e sovradimensionata ha portato alla realizzazione di impianti sovradimensionati e a una Convenzione per il funzionamento di tali impianti, che ha vincolato per i prossimi 27 anni tutti i Comuni della provincia a produrre e a conferire al soggetto privato UNIECO, ben 91.460 tonn di rifiuto indifferenziato, costante nel tempo. E prevedendo penali se tale quantitativo dovesse ridursi; in aggiunta si prevedevano 27.512 tonn di organico e potature verdi provenienti dalla Raccolta Differenziata. Complessivamente circa 119 mila tonn annue costanti.
Questa condizione scoraggia la crescita della Raccolta Differenziata e comporta aggravi di costi a carico dei cittadini, di cui i Sindaci sono responsabili.
Infatti, se il totale dei rifiuti prodotti cala e la Raccolta Differenziata deve crescere fino al 65% nel 2012, è evidente che viene a mancare l'indifferenziato per il funzionamento degli impianti. Se si rispettasse la legge, differenziando il 65% per non pagare multe, i Sindaci della provincia potrebbero conferire al privato nel 2012, a parità di produzione attuale (cosa improbabile), solo 55.195 tonn di indifferenziato, quasi la metà delle capacità dell'impianto delle Strillaie. Anche con l'aumento della quota di organico dalla Differenziata, saremmo molto al di sotto dei limiti previsti dalla Convenzione.
I contratti con i privati possono essere modificati quando sia accertato che ledono gli interessi della collettività e quando sono in contrasto con le previsioni di legge.
Sulla base di questi dati chiediamo ai Sindaci e all’Amministrazione Provinciale un confronto pubblico non più rinviabile. Chiediamo che si quantifichino tutti i vantaggi economici e sociali che genera la raccolta differenziata dei rifiuti e che si faccia in questa provincia quello che si sta facendo in gran parte delle province italiane.
Comitato Porta a Porta Grosseto
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Funzioni del Sindaco
Il Sindaco è la prima autorità sanitaria del Comune. In questa veste, ai sensi dell'art. 32 della legge n. 833/1978 e dell'art. 117 del D.Lgs. n. 112/1998, può anche emanare ordinanze contingibili ed urgenti, con efficacia estesa al territorio comunale, in caso di emergenze sanitarie e di igiene pubblica.
IL Sindaco, nel dubbio, ha il diritto-dovere di tutelare la salute dei cittadini, nelle forme e nei modi consentiti dalla Legge, compresa la facoltà di presentare eventuali ricorsi ad autorizzazioni in materia ambientale.
Evidentemente, vista la sentenza del TAR, tali dubbi erano fondati
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CONTENUTI DELLA SENTENZA TAR contro l'inceneritore
di Clementina Piluso
Ecco di cosa trattano LE VIOLAZIONI e quante SONO EFFETTIVAMENTE quelle riconosciute dal Giudice del Tar ....facendone una semplice lista comprensibile, anche senza leggere gli articoli che però ho messo lo stesso perché possano essere controllati.
15 VIOLAZIONI di articoli e 2 allegati
d.lgs. n. 59/2005 TRATTA Attuazione integrale della direttiva 96/61/CE relativa alla prevenzione e riduzione norme integrate dell'inquinamento
dell’art. 5, all 4
dell’art. 5, comma 7, del d.lgs. n. 59/2005.
dell’art. 5, comma 1, lett. a), d.lgs. n. 59/2005.
art. 2, comma 1, lett. O
dell’All. IV, del d.lgs. n. 59 del 2005.
art 5, comma 1, lett. d) e comma 11 del d.lgs. n. 59 del 2005
art. 7, comma 2 del d.lgs. n. 59 del 2005
l'art. 5, comma 12, del decreto legislativo n. 59 del 2005.
art 7 del decreto legislativo n. 59 del 2005.
allegato I
art 10 del dl n59 del 2006
art 2, comma 1, lett. l) e 7, del d.lgs. n. 59 del 2005
art 2, comma 1, lett. l) e 7, del d.lgs. n. 59 del 2005
art 2, comma 1, lett. l) e 7, del d.lgs. n. 59 del 2005
art. 11, co. 3, del d.lgs. n. 59/2005
art. 2, co. 1, lett. m) e n),
art 10 del d.lgs. n. 59/2005.
7 VIOLAZIONI degli articoli del
d.lgs. n. 133/2005 TRATTA l'Attuazione della direttiva 2000/76/ CE, in materia di incenerimento dei rifiuti".
dell'art. 15, comma 2, del d.lgs. n. 133/2005.
dell’art. 4, comma 3, del d.lgs. n. 133/2005.
art 2, comma 1, lett. d) e
dell’art. 4, co. 1, 2, 3 d.lgs. n. 133/2005.
art. 4, comma 3, lett. b), d.lgs. n. 133/2005.
art 4, co. 8, d.lgs. n. 133/2005.
art 4 comma 3 dls n. 133/2005.
1 VIOLAZIONE del
d.m. 5 febbraio 1998. TRATTA le Norme tecniche per l'utilizzazione dei rifiuti non pericolosi
art 4 del dm 5 febbr 1998
1VIOLAZIONE del
d.p.r. n. 357/1997 TRATTA del Regolamento/ recante attuazione della direttiva 92/43/ CEE relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali,
art. 5, comma 4, del d.p.r. n. 357/1997/
8 VIOLAZIONI di vari articoli del
d.lgs. n. 152/2006. TRATTA di "Norme in materia ambientale" e corretta applicazione
art 183 e 184 art 4
art. 183, comma 1, lett. r) e s);
art 184, co. 1, 2, 3; 229, co. 1,
184, co. 1, 2, 3; 229, co. 1,
articolo 182, comma 4, d.lgs. n. 152/2006.
articolo 182, comma 4, d.lgs. n. 152/2006
artt. 2, comma 1,
art 3 ter, del d.lgs. n. 152/2006.
2 VIOLAZIONI deliberazione della Giunta regionale n. 272 del 2008. “Approvazione criteri direttivi sugli impianti di incenerimento”;
Violazione e falsa applicazione delle BAT (Best avaliable techniques) Reference Document Waste Incineration. (Documenti di Riferimento sull'incenerimento dei rifiuti e attuazioni)
Violazioni del d.lgs. n. 152/2006. su Norme in materie ambientali
VIOLAZIONI di 3 art
leg reg 40 2009 TRATTA di Norme semplificazione e riordino normativo
art 24 - art 29 comma 1- e art 24 comma 7
7 VIOLAZIONI sul
l. reg. n. 9/1995 TRATTA di Disposizioni in materia di procedimento amministrativo e di accesso agli atti
artt. 15 e 16 della l. reg. n. 9/1995.
artt. 15, 16 e 19 della legge reg. n. 9 del 1995/.
artt. 14 e seguenti della legge reg n9 del 2005
10 VIOLAZIONI di articoli della
legge n. 241/1990 TRATTA di Nuove norme in materia di procedimento e di diritto di accesso ai documenti amministrativi, legge sulla trasparenza amministrativa
artt. 7 e seguenti della legge n. 241 del 1990
art 29 14ter
artt. 7 e seguenti della legge n. 241 del 1990.
i artt. 7 e seguenti della legge n. 241 del 1990.
dell’art. 14 quater, comma 3, della legge n. 241 del 1990.
dell’art. 14 ter, comma 8, della legge n. 241 del 1990.
dell’art. 6, co. 1, lett. b) della l. n. 241/1990.
dell’art. 7 della l. n. 241/1990.
dell’art. 6, co. 1, lett. b) della l. n. 241/1990.
art 9 e seguenti
Se non me ne è sfuggito nessuno, fanno 20 articoli di natura amministrativa e 34 articoli, e in qualche caso seguenti (ma non vogliamo sottilizzare) più i vari commi di leggi in materia di incenerimento dei rifiuti/ "utilizzazione dei rifiuti non pericolosi"/ prevenzione dell'inquinamento/ e di dl su materie soprattutto ambientali / di conservazione e mantenimento dell'ambiente oltre agli studi TOTALMENTE mancanti e assenti sulla salute dell'uomo.
Il GIUDICE ha nella sentenza accanto agli articoli che ha fatto suoi /fra quelli contestati dal Comune di Follonica/ alla Provincia di Grosseto e alla società SE etc,
HA SCRITTO come motivazione
15 VOLTE La parola Violazione (relativa a articoli e commi)
18 VOLTE la frase Violazione e falsa applicazione POI
Incompetenza ed eccesso di potere.
Eccesso di potere perché illogicità manifesta e travisamento dei fatti.
3 volte: Eccesso di potere per contraddittorietà.
2 VOLTE: difetto di istruttoria.
4 VOLTE Difetto assoluto di istruttoria
Difetto assoluto di motivazione.
Illegittimità derivata
2 VOLTE: Eccesso di potere per carenza assoluta di istruttoria.
2 VOLTE Carenza di motivazione
2 VOLTE Carenza assoluta di istruttoria.
INOLTRE
Difetto assoluto di motivazione ed eccesso di potere per difetto di istruttoria
Difetto di istruttoria ed errore di motivazione.
Difetto assoluto di istruttoria e di motivazione.
Illogicità manifesta.
Difetto di istruttoria e disparità di trattamento.
Illogicità manifesta per travisamento dei fatti.
Eccesso di potere per illogicità e contraddittorietà manifesta.
IL presidente MARRAS E il Sindaco BIZZARRI scrivono entrambi
"neanche i giudici mettono in discussione i livelli di sicurezza e i monitoraggi garantiti dall’AIA (predisposta appunto per un impianto di incenerimento).
Infatti nel caso della sentenza che ci riguarda il Giudice non ha proprio parlato dell'AIA perché, non l'ha proprio neanche tenuta in considerazione o presa in esame, infatti il Giudice scrive:
"l’invalidità del provvedimento con cui la VIA viene concessa determina effetti caducanti sull’AIA.
Cito in COPIA quanto scritto dal Giudice del Tar, che annota parte della relazione del prof Focardi dell'Università di Siena/ , inviata alla provincia/ ma che risulta agli atti/ completamente disattesa e priva di controlli /perché la relazione è arrivata il 10 MARZO 2010/ e l'ordinanza è stata fatta dalla Provincia, subito il giorno dopo,
IL Prof FOCARDI SCRIVE ALLA PROVINCIA ed è il Giudice stesso a citarlo così in sentenza
" occorre rimarcare la parziale mancanza di campionamenti al tempo zero, sulla citata fauna ittica";.
"in merito alla valutazione delle ricadute e delle concentrazioni di inquinanti /emessi dall'impianto in progetto, ...
si rileva il livello di incertezza sulla reale responsabilità relativa, rispetto alle diverse altre fonti di inquinamento atmosferico e rispetto alle potenziali forme di trasporto/ da altre sorgenti emissive d'inquinamento"...
"la complessità della problematica richiederebbe l'utilizzo di strumenti predittivi più avanzati/ in grado di valutare lo stato di salute dell'area interessata da affidare ad un organismo terzo esperto".
SCRIVE A TAL PROPOSITO IL GIUDICE
Persino per quanto attiene alla valutazione dello stato di salute dei residenti nei comuni di Follonica e Scarlino ogni giudizio viene rinviato ad indagini e monitoraggi da eseguirsi in futuro, senza neppure l'indicazione di un termine/ per il completamento di tale fase dell'indagine.
Ne discende che la Provincia/ ha rilasciato la pronuncia di compatibilità ambientale/ in (totale) assenza di tutti gli elementi conoscitivi opportuni necessari /al fine di escludere negative ricadute sulla salute umana e sull'ambiente."
CONTINUA il Giudice
...Nel caso di specie appare sintomatico /della denunciata esistenza dell'eccesso di potere per difetto di istruttoria/ la circostanza che il parere dell'Università di Siena sia stato rimesso
all'Amministrazione in data 10 marzo 2010, /mentre tanto la determinazione dirigenziale n. 678,/ quanto la deliberazione della Giunta provinciale n. 36, sono state adottate il giorno successivo,/ rendendo evidente l’acritica assunzione nel provvedimento finale/ delle conclusioni /a cui il consulente esterno era pervenuto.
Qui finisce la mia lista...A ognuno di VOI LE CONCLUSIONI PERSONALI SULLA CONSISTENZA, IMPORTANZA E di VALORE dal punto di vista ambientale e di responsabilità di questa sentenza, verso i dipendenti a cui hanno dato lavoro e speranze, ma anche verso un territorio dove vivono circa 30.000 persone tutto l'anno e 100.000 persone durante l'estate.
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COMUNICATO STAMPA N°06/2011
SULL’INCENERITORE UN’IMPORTANTE ED AMARA AFFERMAZIONE
Il TAR Toscana ha sentenziato che la VIA e l’AIA rilasciate dalla Provincia all’inceneritore di Scarlino sono da annullare .
Il comitato per il No all’inceneritore di Scarlino lo sostiene dal 2008, da quando ha fatto continuamente e chiaramente, purtroppo inutilmente, presente agli organi amministrativi preposti, in primo luogo la Provincia, che l’iter autorizzativo era palesemente errato e lacunoso e che quindi non poteva dar luogo ad alcuna autorizzazione.
La volontà politica calata dall’alto e le pressioni delle forti lobbies con interessi di varia natura in gioco, che troppo spesso si saldano, hanno reso sordi e forse impotenti gli organi competenti che hanno partorito procedure bizzarre ed autorizzazioni improprie, forzate, che, come dichiarò la Commissione d’Inchiesta, non potevano e non dovevano essere concesse. A queste il Comitato, cittadini privati, associazioni nazionali e poi il Comune di Follonica , si sono opposti in sede legale, ottenendo oggi ragione.
Aver ragione è certo motivo di soddisfazione ma talvolta è anche cosa tristissima : quanto sosteniamo da sempre in merito all’inceneritore non è il solo il frutto di una visione responsabile e prospettica della gestione del territorio e dei rifiuti ma, nello specifico delle autorizzazioni, è stato il tentativo di un contributo critico non fazioso e rigorosamente basato su considerazioni di tipo scientifico e legale che, purtroppo, gli Enti in causa han sempre ignorato. Quanto tempo, denaro pubblico e privato preziosi per lo sviluppo, e quante ingiuste paure ed incertezze per i lavoratori dell’impianto, le vere incolpevoli vittime assieme ai cittadini, di tale mala gestio, si sarebbero potute risparmiare, solo applicando buonsenso ed obiettività? A chi, dunque, chiedere conto delle angosce che da oggi attanagliano i lavoratori? Per le conseguenze delle proprie azioni è responsabile colui che, in vari ruoli, infrange la legge,o chi, come i Giudici, è preposto a farla rispettare ?
Principalmente in ragione di ciò il Comitato per il No all’inceneritore è compiaciuto ma non riesce affatto ad esultare, come impropriamente scritto, per la sentenza del TAR .
Il Comitato ed i cittadini hanno ben chiaro che in un momento molto critico sotto vari profili, quanto maggiormente necessita è il senso di responsabilità di tutti, particolarmente di chi ricopre ruoli, pubblici o privati, da cui molto e molti dipendono. Ma abbiamo purtroppo le dichiarazioni dell’azienda che in meno di 24 ore sfodera il consueto e squallido ricatto occupazionale, palesando la considerazione, già conosciuta, di ”scudi umani” dei suoi dipendenti, con buona pace dei sindacati, e la minaccia di cessare l’attività di depurazione delle acque della zona industriale, consapevole che ciò rischia di gettare nell’incertezza tutti i lavoratori della zona industriale del Casone. Dimenticando, però, che la sentenza inibisce l’uso del CDR e non delle biomasse che l’impianto può continuare a bruciare, che la depurazione non ha niente a che vedere con la VIA annullata e che , in primo luogo, i lavoratori non possono e non devono pagare colpe altrui. In tal modo l’azienda ripropone la nota strategia di pressione indebita sulle autorità. Confidiamo che il Presidente Marras vorrà leggere e comprendere la natura gratuita ed intimidatoria di tali messaggi, che già caratterizzarono l’agire della proprietà nel recente passato e che certo il Presidente ricorderà .Al contempo lo invitiamo ad un’attenta lettura della sentenza dalla quale potrà evincere che ciò che definisce “le formalistiche contestazioni” e “gli aspetti burocratici” di essa, sono invece impregnati di sostanza, la stessa sostanza di rispetto della legge e delle procedure di cui la VIA e l’AIA mancavano . Le carenze sono sostanziali oltrechè formali, e riguardano principalmente, ma non solo, l’inadeguatezza delle indagini per garantire la salute dei cittadini. Questo dicono i Giudici Amministrativi e d’accordo o meno che si possa essere, certo meritano di essere ascoltati, sì con spirito critico, ma principalmente autocritico, nell’interesse della comunità cui dobbiamo rispondere ma anche di chi dovrà poi prendere nuovamente decisioni. Perché non accogliere la sentenza del TAR anche come un momento di riflessione e rivisitazione del pregresso e fonte di ausilio ed ispirazione per il futuro? C’è gloria nel difendere pervicacemente e ciecamente il proprio operato, solo in quanto tale ?
C’è invece la forte necessità di prendere atto e resettare gli errori del passato e, come esorta il Sindaco Baldi, sedersi ad un tavolo con responsabilità e pragmatismo per ridiscutere un nuovo e migliore da farsi.
Ma le asserzioni affrettate, molto imprecise ed inopportune son purtroppo apparse copiose sui giornali, quali : “la gravità inaudita della decisione del TAR” per voce del Presidente del Cispel, il quale ci dà dimostrazione del proprio concetto di rispetto della Magistratura, e palesa una discutibile concezione del diritto di partecipazione di cui i “piccoli gruppi”, secondo il De Girolamo, non sono detentori...se si oppongono a qualcosa più grande di loro. Vorremmo non dover ricordare al Presidente che anche per la partecipazione, l’abc della democrazia, il punto chiave non è la consistenza numerica, ma il rispetto della legge, altrimenti è il far west, dove la legge la fa il più grande, il più forte, il più ricco. Questo concetto è inaccettabile, almeno per i cittadini. Ma su una cosa siamo d’accordo con il Presidente De Girolamo che cita il Governatore Rossi quando dice che “…un imprenditore che investe e rispetta le regole ha diritto di vedere accolta la sua proposta” . Nel rispetto delle regole ( da parte di tutti, aggiungiamo..) vi è infatti l’indispensabile presupposto e buon funzionamento di una società e la necessaria, dovuta ed irrinunciabile garanzia di equità e tutela verso i cittadini, che della comunità sono ancora l’anima, il cuore, le braccia ed i “legittimi titolari“ .
Un ultimo pensiero e doveroso ringraziamento và a tutti i cittadini, soci e sostenitori del comitato,ai suoi presidenti Chiara Pierini e Cesare Franchi che negli anni , fra notevoli difficoltà ed ostacoli di ogni genere hanno profuso grande impegno ed abnegazione, palesando senso civico e di responsabilità, nel portare innanzi l’impegno del comitato . Non è certo finita qui, tutt’altro, la nostra terra ha ancora bisogno di tutti loro.
Il Presidente Comitato per il No all’inceneritore di Scarlino
Mario Monciatti
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Sintesi della Conferenza Stampa del 29.9.2011 a Follonica Sala Consiliare Comune di Follonica, convocata dal Comitato per il No all'inceneritore di Scarlino.
“Una realtà e uno Studio che non possono essere censurati” è il titolo di un appello relativo ad uno Studio sui temi dell'inquinamento delle falde idriche della pianura di Scarlino/Follonica, commissionato dalla Provincia di Grosseto e dal Comune di Scarlino.
Roberto Barocci del Forum Ambientalista, con il contributo del geologo Lodovico Sola, ex dirigente tecnico della Rimin, società di ricerche minerarie, ha commentato lo Studio, realizzato dal prof. Alessandro Donati, docente di Chimica ambientale nell'Università di Siena e dalla dott.ssa Alessandra Biondi, già funzionaria presso l'Arpat di Grosseto.
L'inquinamento più pericoloso, come è noto, è quello relativo all'Arsenico, ma è emerso anche quello relativo alla forte presenza del Manganese, collegato alle discariche dei gessi.
I risultati di tale Studio, presentato nell'aprile scorso, ma finora mai divulgato, sono clamorosi.
Secondo gli ambientalisti vi trovano conferma le loro tesi, che finora gli stessi Enti locali non avevano mai accolto. La prima notizia è che le opere di bonifica finora eseguite e certificate dagli Enti locali, comprese le opere di messa in sicurezza delle falde idriche che transitano sui siti industriali, non sono in grado di ridurre l'inquinamento delle falde stesse. Infatti è statisticamente dimostrato dai dati, rilevati anche negli anni successivi alla conclusione dei lavori di bonifica delle superfici e di messa in sicurezza delle falde, che tale inquinamento è statisticamente costante nel tempo e che, pertanto, non tutte le fonti inquinanti sono state rimosse. Dalle elaborazioni statistiche emerge inoltre che non ci sono più dubbi sull'origine antropica e industriale dell'inquinamento. Gli Autori dello Studio hanno inoltre finalmente individuata e delimitata l’area della prima e seconda falda inquinata e la loro estensione comprende tutta l'area delimitata ad est dal fiume Pecora, ad ovest dal Canale Allacciante e a nord dalla vecchia statale Aurelia. E’ la prima volta che ciò avviene, dopo 18 anni dall'inizio delle procedure di bonifica, quando la legge prevede invece solo pochi mesi.•E' stato segnalato che la prima falda nella stagione umida sale in superficie, distribuendosi nella rete dei canali di scolo dei terreni agricoli. Tali canali pertanto diffondono l’inquinamento nei terreni circostanti.
Tuttavia i canali di scolo interessati da questo inquinamento sono limitati da tre barriere geologicamente molto recenti, insormontabili, perché collocate a quote più alte dei terreni stessi: il canale Pecora/Solmine a sinistra, il canale Allacciante a destra, la statale Aurelia a nord.
Ma l'inquinamento più accentuato, anche molte centinaia di volte superiore ai limiti di legge è nelle immediate vicinanze degli impianti a conferma di tutte le valutazioni statistiche e analitiche, che dimostrano che le fonti di inquinamento sono dovute a rifiuti interrati nelle aree industriali o nelle sue immediate vicinanze, ancora da individuare e ancora da rimuovere.
Roberto Barocci, Forum Ambientalista Grosseto
Articoli sulla Conferenza stampa:
http://www.0564news.it/notizia.asp?idn=19733
http://reteambientegr.wordpress.com/2011/09/30/inquinamento-falde-
http://roberto.barocci.info/2011/09/barocci-a-bizzarr-coseca-cogeneratore/
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COMUNICATO STAMPA N° 03 del 12 luglio 2011
LE INQUIETANTI TRANQUILLIZZAZIONI
Quando capita, a chiunque di noi, che le migliori rassicurazioni che ci vengono offerte non fanno altro che confermare i nostri motivi di inquietudine, allora comprendiamo che i nostri timori sono davvero fondati. Proprio come nel caso dei controlli di Scarlino Energia sulle emissioni dell’inceneritore.
Recentemente il comitato per il No all’inceneritore di Scarlino ha ribadito le proprie forti preoccupazioni per i controlli sulle emissioni, ritenuti inadeguati, inapplicati e per giunta affidati all’autocontrollo di Scarlino Energia stessa .
Affermare, come ha fatto quest’ultima, che i controlli sono affidati agli Enti pubblici è un’evidente alterazione della realtà tramite un gioco di parole.
Come la società stessa chiarisce nel suo comunicato stampa di qualche giorno addietro, “l’esecuzione del piano (di monitoraggio) è affidato alla società, la Provincia è l’autorità competente e l’Arpat è l’Ente di controllo “ .
Infatti è proprio così . Ciò significa che, come il Comitato sostiene, di fatto Scarlino Energia controlla se stessa o, per somma chiarezza che liberi i lettori da ingannevoli artifizi verbali, che la società fornisce i dati di controllo, da lei raccolti, alla Provincia .
Per fare un parallelo di vita quotidiana che tocca tutti, proprio come l’inquinamento, è come dire che fossero gli automobilisti a comunicare la propria velocità alle forze dell’ordine e non questi a rilevarla in autonomia con gli autovelox ,come di fatto accade affinché il controllo ed il deterrente siano reali ed efficaci . Chi di noi, auspicabile o meno che fosse, comunicherebbe la reale velocità se questa comportasse una salata contravvenzione… ?
Ogni considerazione od asserzione che prescinda da tale semplice dato di fondo, crediamo celi la volontà di confondere, se non ingannare, i cittadini .
Circa i tanto declamati controlli, è vero che la Scarlino Energia segue, per quanto non ancora integralmente, quelle prescrizioni della Provincia che il Comitato ha però sempre denunciato come chiaramente inadeguate, difficilmente applicabili e non idonee a garantire la tutela della popolazione e dell’ambiente.
Infine parrebbe inutile ma così evidentemente non è, ricordare che gli esaltati “strumenti di trasparenza”, cioè gli schermi installati a Scarlino e Follonica che visualizzano le informazioni sulle emissioni, nuovamente non riportano altro che i dati frutto dell’autocontrollo, cioè rilevati in autonomia con metodiche discutibili, dalla Scarlino Energia stessa, proprietaria dell’inceneritore .
Riprendendo la metafora automobilistica, non solo ci controlleremmo la velocità da soli ma poi potremmo anche incensarci pubblicamente come inappuntabili e diligenti guidatori!
Il Comitato torna ad esigere con forza, perché crediamo che i cittadini in taluni casi abbiano il diritto di esigere, l’istituzione di una credibileAgenzia di Monitoraggio pubblica, partecipata dai comitati, che dia luogo a quei controlli adeguati, continui ed autonomi che da tempo chiediamo e che le Istituzioni, la Provincia in primo luogo, han più volte prospettato con gran cautela politica. Ma l’unica cautela che dovrebbe ispirare gli amministratori dovrebbe essere quella per la salute dei cittadini, nessun altra .
Crediamo davvero che si possa e si debba fare ben di più, sia da parte dei privati che, principalmente, delle Istituzioni per non offendere l’intelligenza dei cittadini, per garantirne l’incolumità e la salute e provvedere alla tutela di un ambiente già in precarie condizioni a causa di similari trascuratezze e negligenze .
Il Presidente del Comitato del No all’inceneritore di Scarlino
Mario Monciatti
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Storia recente dell’Inceneritore di Scarlino e del valore delle promesse dei politici.
Il luogo
Follonica, città sul mare, 23.000 abitanti (100.000 d’estate), economia turistica.
Scarlino, 3000 abitanti, un porto turistico, agriturismi, aziende agricole ed un polo industriale, dove si vuol trasformare una vecchia fabbrica dismessa (Solmine) in un Inceneritore (Scarlino Energia).
L’inizio: una balla
Tutto ha inizio con una menzogna: attivazione dell’Impianto come “Centrale di produzione elettrica” a biomasse giustificata dal fatto che ciò avrebbe portato ad una riduzione dell’inquinamento locale rispetto a quello prodotto dall’arrostimento della pirite nei forni della ex-Solmine. In realtà, al momento della presentazione della relazione alla regione quei forni erano solo un ammasso di ruggine fermi da diversi anni (cioè a inquinamento zero).
Si concede, comunque, l’autorizzazione per un impianto inquinante, sito in una zona a rischio idraulico, già altamente inquinata e che doveva essere bonificata, contigua per di più ad una zona umida (Palude di Scarlino) degno di divenire parco e non discarica industriale.
Le elezioni amministrative: impegni e promesse
Dopo qualche anno l’amministrazione provinciale uscente, con uno dei suoi ultimi atti (gennaio 2009) concede la VIA (autorizzazione) all’incenerimento dei rifiuti, ma continua a chiamarlo falsamente “centrale elettrica”, dispensando così la Società dalla procedura assai più gravosa che la legge prevedeva per un inceneritore di rifiuti.
All’opposizione della popolazione della piana ed in particolare dei cittadini di Follonica, che non è il comune sede d’impianto, ma il più vicino (la città dista meno di 2 Km contro i 5 di Scarlino, comune sede d’impianto) si è aggiunta, al momento della tornata elettorale del 2009, quella di tutte le forze politiche dei due comuni e della provincia che, sotto la pressione del Comitato del No, hanno sottoscritto precisi impegni sul destino dell’Inceneritore:
SECCO NO all’autorizzazione a bruciare rifiuti.
C’è chi, guardando lontano, ha più volte messo in guardia i cittadini dall’ipocrisia di tali impegni: le promesse non sarebbero state mantenute perché, aldilà della buona fede dei singoli (ma non di tutti) gli apparati dei maggiori partiti (PD-PDL), le segreterie, le lobbies trasversali avrebbero brigato a favore dell’impianto…chiunque avesse vinto. E così è stato!
Il post elezioni: un po’ di fumo negli occhi e l’ imprevisto
Il metodo usato per disattendere le promesse è stato un concentrato di ipocrisia, furberia e cattiva politica… non a caso siamo il paese di Machiavelli.
Per vendere un po’ di fumo agli elettori che l’avevano votata, la Giunta Marras (PD), non potendo sconfessare platealmente la precedente Giunta “Scheggi” (PD) che aveva concesso la VIA, ha una bella pensata: istituisce una Commissione di Inchiesta Pubblica per valutare la correttezza o meno dell’iter amministrativo – burocratico della VIA concessa.
Si confidava, evidentemente, in un parere favorevole per poi dire: tutto va bene…si tutto va bene madama la marchesa, tout va très bien.
Ma il diavolo, a volte, fa le pentole e non i coperchi e questa volta il pentolone si scoperchia svelando tutto un insieme di nefandezze, illegittimità, carenze, falsità tali e talmente gravi che la Commissione d’Inchiesta non può far altro che redigere un documento che non lascia adito a dubbi, perplessità od interpretazioni:
“La VIA non andava concessa e va ritirata in autotutela” queste le conclusioni scritte nel rapporto finale! Una vera bomba e il panico nella giunta provinciale!
Ragione e decenza avrebbero voluto che la neo-giunta-Marras a questo giudizio, si fosse adeguata emanando l’unico atto possibile: la revoca della VIA.
Apriti cielo: l’ora dei voltagabbana
Ma la politica non conosce cosa sia il buonsenso e la decenza: i politici hanno subito dato ascolto ai lai della Scarlino Energia (che arriverà ad una denuncia intimidatoria nei confronti dei componenti dell’inchiesta pubblica) a cui si aggiungono in un crescendo wagneriano quelli dei sindacati, appiattiti indecorosamente sulle posizioni aziendali dal solito ricatto occupazionale, il Cispel, i CNA e tutti quelli che vedevano sfumare i loro lauti guadagni, pagati con il rischio per salute della popolazione..... ma, si sa, di qualcosa bisogna pur morire…
Contemporaneamente a supporto all’Inceneritore si sono mossi gli apparati, le lobbies politiche, gli interessi finanziari delle banche e cooperative rosse, le segreterie dei partiti che in Toscana si chiamano PD, tutte pro inceneritore, si pensi a Renzi a Firenze, ma soprattutto al neo-governatore E. Rossi con i suoi “demenziali” manifesti elettorali dove sole, vento vengono messi sullo stesso piano dei termovalorizzatori (lui li chiama così…).
Cioè, entrano in gioco i poteri forti, le alte sfere, quelli che i politici locali li tengono per le palle, quelli che hanno in mano la loro carriera, il loro futuro politico ed economico… come tante volte denunciato.
Con queste premesse bisognava che la Giunta Marras trovasse una soluzione, un qualcosa che disinnescasse le conclusioni dell’inchiesta pubblica e qualcuno che facesse per loro il lavoro sporco.
Si è così trovato l’escamotage di un Riesame del Riesame (meraviglioso!) affidando il compitino ad un magnifico rettore di una università toscana indebitata sino la collo con una banca comproprietaria della Scarlino Energia!!
Grandi! Geniali! E’ ovvio che per il PD il conflitto di interessi vale solo per Silvio, e poco anche per lui, come storia e cronaca ci insegnano!
Una cosa vomitevole, ma che conferma che i politici, quelli in carriera, hanno tanto pelo sullo stomaco e nessuno specchio in casa da sporcare con la saliva.
Il Finale: scontato, come quello di una tragedia.
Il magnifico Rettore ha fatto il suo lavoro. Ha messo le toppe al fascicolo VIA che, da dover essere ritirata, è diventata, magicamente, da concedere…meglio di mago Merlino.
Oh sì!! Sono state aggiunte delle prescrizioni, un piano di studi e monitoraggio della salute (di lombrichi e lumache….non è uno scherzo!!) che fa ridere i polli, dimenticandosi che i controlli dovevano esserci anche prima (a questo serve la valutazione di impatto ambientale, altrimenti che cosa valuta??) ma che non sono mai stati fatti (come dagli atti della Commissione d’Inchiesta) e che c’è voluto un grave incidente ed un morto nella vicina azienda Agrideco (500m dall’inceneritore) per portare alla luce un traffico illegale di un milione di tonnellate di rifiuti pericolosi, passato sotto il naso di chi i controlli avrebbe dovuto farli, ma non li faceva.
Ci pisciano addosso e dicono che piove…e pretendono che gli si creda!
In questa rivoltante vicenda messa in atto da squallidi attori da operetta, gli unici che abbiano cercato di difendere gli interessi e la salute dei propri cittadini sono stati il Consiglio Comunale di Follonica, tutto (PD-PDL), e il sindaco che hanno espresso parere negativo sia sulla VIA che sull’AIA all’inceneritore… non così il suo collega del Comune di Scarlino, il quale ritiene di aver compiuto il suo dovere di tutela della salute “ordinando” ai cittadini di chiudere le finestre!!
Lui sì, che avrebbe potuto con un parere sanitario negativo bloccare l’AIA, ma si è ben guardato dal farlo, adeguandosi ai pareri ASL ARPAT (che definire agnostici è poco) dando il suo assenso e garantendosi, forse, una futura carriera politica.
Il Futuro : Non ci rimane che la legge
Fossimo in Svizzera o in Francia, ci sarebbero pochi problemi viste le enormità, le carenze e le illegittimità che sono emerse, a parer nostro, nella concessione della VIA e dell’AIA, ma in Italia qualche dubbio sul rispetto della legalità e sui tempi di attuazione ce l’abbiamo.
Sono stati inoltrati ricorsi, esposti e denunce da parte di comuni, comitati e semplici cittadini, verso un impianto privato, non compreso nel piano dei rifiuti dell’ATO Sud, avulso dal territorio e dai suoi interessi, contrario alla vocazione turistica e agricola del territorio, posto in un sito altamente inquinato che dovrebbe essere bonificato prima che diventi fonte di un grave disastro ambientale annunciato.
I primi atti non sono confortanti, il Tar non ha accettato le sospensive richieste dal comune e dal Comitato del No, e altrettanto a fatto il Consiglio di Stato, a giugno la discussione nel merito.
Poi, in caso negativo ci saranno solo i controlli sulle emissioni per poter bloccare l’impianto in caso (frequente, visti i fermi) di malfunzionamento,come avvenuto in altre parti d’Italia. Controllic he per ora, udite. udite, sono fatti da chi dovrebbe essere controllato, cioè dalla stessa Scarlino Energia e non convalidati da Arpat. Niente controlli pubblici sulle emissioni, nessun controllo sulla qualità del CDR bruciato.....niente....
anzi solo segnali negativi da un punto di vista politico, con il Comune di Follonica che sembra aver perso la voglia di combattere e di contrastare la lotta all’incenerimento, anche con gesti simbolici ma di grande significato, quale l’estensione della raccolta differenziata a tutta la città, una maniera per dire “non ci stiamo, l'inceneritore non ci serve”, ma che viene invece rimandata di anno in anno....i poteri forti, quelli che rovesciano la priorità europee (Riduzione, Riciclo, Riuso) a favore di Incenerimento e discariche (le ultime nella scala), sembrano aver avuto la meglio, l’inceneritore ringrazia.
Ma non pensino di averla vinta lor signori…la lotta continuerà.
Ubaldo Giardelli
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IL PICCO DELLA SALUTE (di Patrizia Gentilini)
Una delle più frequenti obiezioni che viene mossa a noi medici “allarmisti” è che, in barba ai rischi ambientali, la speranza di vita – almeno nei paesi occidentali – non solo è cresciuta, ma sta ulteriormente aumentando. Sembrerebbe quindi che i veleni ( metalli pesanti , agenti cancerogeni, diossine, particolato ultrafine, pesticidi, radiazioni...) per i quali tanto ci agitiamo, non fossero poi così pericolosi nè in grado di danneggiarci più di tanto.
Forse, ancora una volta, siamo invece proprio noi ad avere ragione: andate sul sito della Commissione Europea per la Salute ) e scegliete, come indicatore, l’aspettativa di vita alla nascita (Life expectancy at birth) e l’aspettativa di salute alla nascita (Health life years at birth), cliccate in corrispondenza di “Italia” e questi sono i grafici che visualizzerete:
Aspettativa di vita alla nascita........................
E’ davvero sensato puntare tutta l’attenzione sulla ricerca di nuovi farmaci, senza di fatto mai puntare l’attenzione sulle cause di queste malattie, evitando fra l’altro di fornire ai cittadini informazioni scientificamente corrette, chiare, complete e dettagliate sui tanti agenti cancerogeni presenti nel nostro habitat? E’ ora di passare dalle parole alle azioni: guardiamoci intorno, chiediamoci che ruolo hanno pesticidi, diossine, nichel, cadmio, cromo, piombo, mercurio, benzene, PCB, IPA ... e gli altri numerosissimi veleni presenti ormai stabilmente non solo in aria, acqua, cibo, ma nel nostro stesso corpo. E’ ora di intraprendere azioni decise per ridurre la presenza di tali sostanze nell’ambiente, evitando ad esempio, di bruciare rifiuti o di inzuppare le nostre terre di pesticidi. Non sto inventando nulla di nuovo: nella lettera al Presidente Obama del 10 Aprile 2010 che accompagna il Report commissionato dal governo americano ad un Panel di Oncologi ”Reducing Environmental Cancer Risk, what we can do now”” troviamo scritte queste parole: ”il popolo americano, ancor prima di nascere, è bombardato continuamente da una miriade di combinazioni di esposizioni tossiche. Il Panel La esorta [ Presidente Obama] ad esercitare con forza tutto il potere della Sua carica per rimuovere le sostanze cancerogene e gli altri agenti tossici dal nostro cibo, dall’acqua e dall’aria, perché tutto ciò aumenta a dismisura i costi per la sanità, danneggia la produttività della nostra Nazione e devasta la vita degli Americani”
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dal sito: http://www.cgcrvaldera.it
Lettera dei medici della Valdera
Pubblichiamo la lettera inviata agli amministratori da molti medici del territorio della Valdera, riguardante i pericoli derivanti dall'incenerimento dei rifiuti. La lettera, completa di bibliografia, è scaricabile in formato pdf a questo indirizzo.
Pagina precedente: .
con questa lettera intendiamo rivolgere a tutti Voi un caloroso appello per un’ulteriore, opportuna riflessione sul problema dell'impianto di trattamento termico dei rifiuti, presentato con il nome di dissociatore molecolare o DM-Energy, che si vorrebbe costruire alla periferia della città di Pontedera in loc. Gello.
Visto il rinvio del progetto, ancora per un anno, avrete più tempo per valutare quale possa essere l'impatto sanitario degli impianti di incenerimento e impostare un piano di gestione dei rifiuti che comprenda alternative che non mettano a rischio la salute dei vostri cittadini.
Pur non essendo competenti in campo impiantistico, sappiamo infatti che, sulla base della legislazione vigente, impianti di questo tipo sono da considerare impianti di incenerimento a tutti gli effetti. D'altra parte, in linea del tutto generale, si tratta di impianti caratterizzati dallo stesso tipo di materiali in ingresso - i rifiuti – e dallo stesso tipo di prodotti in uscita al termine del trattamento: scorie, ceneri pesanti, ceneri volatili, residui del trattamento dei fumi ed emissioni in atmosfera di materiale particolato e di gas.
Pertanto, in assenza di prova contraria, che d'altra parte non può esistere trattandosi di impianti sostanzialmente sperimentali, dobbiamo presumere che gli effetti sulla salute della popolazione siano analoghi a quelli conosciuti per gli inceneritori propriamente detti.
Possiamo assicurarvi che esiste una copiosissima letteratura sia na
Ultimo aggiornamento: 2012-01-23
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