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Manifestazione a Firenze contro inceneritori del 11-05-2016

Anche il Comitato ha partecipato
"UNVISIFAFARE"

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Interrogazione in Consiglio Regionale -ATO e inceneritore
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Primi anni '90 - nella piana di Scarlino, in località Casone, in un'area invasa dall'industria chimica pesante strappata al padule di Scarlino, si trovano alcuni impianti dismessi fin dal 1982: tre forni per l'arrostimento della pirite e la produzione di acido solforico detti anche linee di arrostimento.
Nel 1993 a settembre Ambiente S.p.A. e Nuova Solmine S.p.A. (consociate ENI) presentano un progetto per trasformare una linea di arrostimento della pirite in un impianto di termodistruzione di RSU e RSA;la linea è una delle tre di cui sopra.
Nel 1994 chiude la miniera di Campiano e l'acido Solforico si fa con lo zolfo (rifiuto da desolforazione); è la fase finale che chiude l'era mineraria delle Colline Metallifere che aveva alimentato fino a cinquemila posti di lavoro e che si trascinava ormai da 20 anni attraverso oscure vicende di partecipazioni statali; in circa 10 anni si lasciano al territorio alcune migliaia di esuberi e, tra le varie fasi della deindustrializzazione, si attiva il circolo vizioso del ricatto occupazionale.
Il 2/04/1994 in un'assemblea pubblica organizzata al Puntone di Scarlino dalla Pro-Loco di Follonica per informare la popolazione interessata sulla pericolosità del progetto della società Ambiente SpA si parla per la prima volta di costituire un comitato di cittadini che sostenga la lotta contro l'inceneritore al Casone di Scarlino.
Nei mesi successivi iniziano prima quasi clandestinamente, ma poi sempre più alla luce del sole le attività, gli incontri, le assemblee pubbliche e le riunioni periodiche ancora in forma spontanea, spesso al bar Capolupi in via Amoretti a Follonica, con l'intento di dar vita appunto al Comitato per il NO all'inceneritore. Già da subito l'embrione del Comitato assume una connotazione completamente trasversale rispetto alle forze politiche locali e coinvolge numerose associazioni di categoria (operatori turistici, artigiani, commercianti, coltivatori diretti, ed altre) ed alcune associazioni ambientaliste (wwf, lega ambiente, Italia nostra).
Nel 1995 Si completa l'Iter di approvazione del progetto per la trasformazione di una delle tre linee di arrostimento in cogeneratore per la produzione di energia elettrica utilizzando per le emissioni il DPR 203/88 e per gli incentivi e le agevolazioni pubbliche all'utilizzo dei Combustibili non Convenzionali (c.n.c.) un decreto legge di Ciampi (1993) nato per favorire il riuso ed il recupero energetico da rifiuti combustibili emessi direttamente dalle fabbriche ed altrimenti destinati o alle discariche industriali o peggio al contrabbando di rifiuti, (iter: Delibera Giunta Regionale, Autorizzazione alle emissioni Ministero dell'Industria e Ministero dell'ambiente). Nel dicembre 1995 viene dato il via alla costituzione del Comitato per il NO all'Inceneritore di Scarlino (che vedrà nel marzo 1996 la costituzione legale).

Tra gli scopi del Comitato c'è principalmente quello dì informare la cittadinanza sui progetti in corso e sui gravissimi danni che l'incenerimento dei rifiuti previsto dai promotori del progetto genera sull'ambiente sulla flora, sulla fauna e sulla salute dell'uomo. Inoltre i promotori del comitato si propongono di sensibilizzare attraverso una massiccia campagna di stampa, raccolta di firme ed altre manifestazioni tutti gli abitanti di Follonica e delle colline metallifere sul problema di un corretto ciclo di smaltimento dei rifiuti.

Tra gli altri obiettivi proposti ci sono anche azioni legali ed il coinvolgimento di tutte le forze politiche comunali, provinciali, regionali e nazionali per sconfiggere un progetto generatore di sciagure.

Nel 1996 momentaneamente il tentativo di avviare il cogeneratore subisce alcune battute d'arresto grazie all'azione del Comitato per il NO all'Inceneritore di Scarlino che riesce a mobilitare le popolazioni interessate, chiede aiuto alle amministrazioni locali e sostiene assieme ad associazioni di categoria, ad associazioni ambientaliste ed a singoli cittadini un' onerosa azione legale per smascherare il complicato raggiro orchestrato dalla società,consociata dell'ENI: -si fa finta di recuperare e riusare rifiuti combustibili a valle di un ciclo industriale evitando di abbandonare nell'ambiente i rifiuti, ricevendo per l'attività virtuosa incentivi e contributi, (questo era lo spirito del decreto Ciampi sui c.n.c.), ma, in realtà, si cerca di creare un robusto giro d'affari, facendosi pagare per ammassare rifiuti, facendosi agevolare per trasformarli in energia elettrica e facendosi incentivare per vendere l'energia elettrica.- Il tutto non per completare virtuosamente un ciclo industriale, ma per massimizzare il profitto costruendo un megaimpianto le cui dimensioni garantiscono un notevole inquinamento, che concentra, un'area già pesantemente compromessa, un enorme quantitativo di rifiuti da mezza Italia, sicuramente letale per l'ambiente e la salute degli abitanti del territorio.

Negli anni successivi, mentre prosegue una robusta azione legale che in parte contrasta efficacemente i sostenitori del progetto, prendono corpo altre due grandi iniziative: la richiesta di bonifiche, visto che l'intera area industriale del Casone si è rivelata pesantemente inquinata dall'attività delle aziende chimiche, e la richiesta di un diverso modo di trattare e smaltire i rifiuti che non presupponga l'incenerimento.

 



Ultimo aggiornamento: 2008-03-31

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