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Contro inceneritori e CDR

 

Dal rischio ambientale ad un altro modello possibile di gestione dei rifiuti
E’ questo il titolo dell’assemblea  voluta dalla sezione coratina  del PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA che ha animato largo Plebiscito la sera del 02/05/04 

Introduzione del compagno Michele Adduci candidato alle elezioni provinciali per il P.R.C. relatori : Aldo Binosi e Gianluigi Cesari rispettivamente portavoce e coordinatore sezione agricoltura del “Comitato Salute e Ambiente”.
I lavori si sono svolti dapprima dando delle conoscenze seppure sommarie di cosa è un inceneritore quindi si è parlato di gestione dei rifiuti
Non ci sono termovalorizzatori sicuri
L’inceneritore comunica un’illusione: i rifiuti vi entrano e, magicamente, scompaiono.
Non è così. L’inceneritore non distrugge i rifiuti, ne cambia solamente la composizione chimica e la tossicità. Se parliamo degli inceneritori per RSU (Rifiuti Solidi Urbani) entrano rifiuti domestici: carta, rifiuti di giardini, avanzi di cucina, metalli, tessuti, plastica, vetro, legno. La natura e la composizione dei rifiuti è naturalmente molto variabile, non prevedibile a priori.
Il processo di combustione rompe i legami chimici delle sostanze in entrata, ricombinandole.
Durante questo processo, anche quando si svolge in condizioni ottimali, hanno luogo reazioni casuali in cui si producono migliaia di nuovi composti chimici chiamati PIC (Prodotti di Combustione Incompleta).
Solo un centinaio di questi PIC sono stati individuatiNella fase di raffreddamento, in uscita dal forno, si formano, tra gli altri PIC, le diossine (PCDD), i furani (PCDF) e l’esaclorobenzene, che sono tra le sostanze più tossiche e persistenti mai studiate.

Va sottolineato che molti dei PIC emessi sono più tossici e difficili da distruggere dei rifiuti da cui sono derivati.

I fautori dell’incenerimento vantano spesso l’efficacia degli apparati tecnologici per l’abbattimento dei fattori inquinanti.
Questi apparati sono costituiti da estintori, depuratori, filtri, precipitatori elettrostatici.
Obiettivo comune di questi strumenti è catturare gli inquinanti prima che vengano immessi nell’aria attraverso il camino.
Va sottolineato che gli inquinanti così catturati non vengono distrutti, ma semplicemente concentrati nei residui solidi (ceneri) o liquidi (acque di scarico) anziché in quelli gassosi.
 Peraltro tutti questi sistemi operano in un ambiente ostile, quindi sono quindi facilmente soggetti a guastarsi, ostruirsi, bruciarsi.
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Per le loro elevate caratteristiche di tossicità, le ceneri residue devono essere smaltite in discariche speciali (denominate di tipo B1 secondo la legge nazionale - decreto Ronchi).
Le acque di scarico vengono disperse nell’ambiente circostante.
Che cosa succede di questi inquinanti una volta dispersi, come gas, come acque di scarico, come percolato delle discariche speciali ?
Tipicamente entrano nella catena alimentare e si depositano nei tessuti degli organismi viventi, con tempi di persistenza molto lunghi e grande capacità di accumulo.
Ad esempio un solo bicchiere di latte preso da una mucca vicina all’inceneritore contiene tanta diossina quanta può essere respirata nello stesso posto in otto mesi.
 
 Non esistono studi epidemiologici completi sugli effetti sulla salute causati dalla vicinanza ad inceneritori.
Esistono studi sufficientemente approfonditi solo sugli effetti di alcune sostanze, tipicamente le diossine e i metalli pesanti (soprattutto piombo e mercurio), che non considerano eventuali effetti combinati.
Si ricordi inoltre che l’Agenzia governativa di protezione ambientale americana (l’EPA) stima che il 90% delle emissioni di un inceneritore non sono state identificate.
Le diossine
- Sempre secondo l’EPA le diossine sono il più potente cancerogeno sintetico.
Danneggiano il sistema immunitario, il sistema nervoso centrale ed il sistema riproduttivo.
Possono inoltre attraversare la placenta, danneggiare il feto e contaminare il latte della madre.
Possono persistere per migliaia di anni.
 Il piombo - Esercita effetti tossici sul sistema nervoso, sui reni, sul sistema immunitario e riproduttivo.
Il mercurio - E’ nocivo per il sistema nervoso, per i reni ed il sistema immunitario.
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 Dovrebbe valere in queste situazioni il criterio, di puro buon senso, del "principio di precauzione" : dove non si ha conoscenza sufficiente, ma i rischi sono elevatissimi, è ragionevole non correrli.
In poche parole meglio non giocare alla roulette russa.
Gli inceneritori sono inoltre la soluzione più costosa per affrontare il problema dei rifiuti
Anche se non esistono
dati attendibili e aggiornati la stima è che un inceneritore da 400 tonnellate/giorno costi da 200 a 300 miliardi; peraltro i costi sono destinati a lievitare in conseguenza di norme e standard di emissione e di sicurezza più severi. A questi bisogna aggiungere  i costi di realizzazione della discarica speciale per i residui solidi dell’inceneritore,
Oltre ai costi di realizzazione l’inceneritore ha anche alti costi di gestione, Il perché i privati desiderano investire negli inceneritori è dovuto essenzialmente agli eventuali contributi pubblici a fondo perduto per la realizzazione dell’impianto (quindi prelevati dalle imposte versate da tutti noi);

Un inceneritore tanto più guadagna quanti più rifiuti brucia.
Ciò significa che il rientro economico dall’investimento può esserci solo a due condizioni:
  che l’inceneritore bruci una quantità di rifiuti sempre superiore ad una certa soglia;
  che rimanga in esercizio un numero di anni sufficienti a rientrare dall’investimento iniziale e a realizzare il profitto atteso.
Per queste ragioni i gestori di questi impianti stipulano contratti di lungo termine (20 o 25 anni) e che prevedono un quantitativo di rifiuti garantito.
Gli inceneritori sono alternativi ad altre forme di gestione dei rifiuti (recupero, riutilizzo, riciclaggio) perché :
• concentrano enormi investimenti che non sono quindi più disponibili a finanziare le altre iniziative (piattaforme di raccolta, impianti per il compostaggio, sensibilizzazione dei cittadini, incentivi alla riduzione dei rifiuti, ecc.);
• competono per la materia prima, vale a dire i rifiuti, che sono il combustibile dell’inceneritore.
 
Spesso i fautori degli inceneritori avanzano l’argomento del risparmio energetico,



Il valore del risparmio conseguito con il riciclaggio è  superiore di circa quattro volte alla produzione di energia ottenuta dall’incenerimento.
L’inceneritore ha inoltre:
  un indotto molto limitato;
  genera pochissima occupazione (poche decine di addetti) e per lavori pericolosi (perché sono costantemente esposti alle sostanze tossiche)
  porta svalutazione degli edifici ad uso abitativo e scoraggia la localizzazione di attività economiche, in una zona a forte inquinamento ambientale.

  • Danneggia gravemente l’attività agricola,i settori caseari,l’allevamento riducendone la qualità dei prodotti.

Per tutto questo nei maggiori paesi industrializzati Germania,USA etc. sta avvenendo il graduale abbandono degli inceneritori, nonostante la straordinaria forza della lobby degli inceneritori,

Nel corso della ormai lunga vicenda dell’inceneritore il Comitato ha spesso avanzato proposte per la gestione dei rifiuti rispondenti ai criteri fatti propri da tutte le organizzazioni internazionali ed acquisiti anche dalla legislazione nazionale.
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Gli obiettivi verso cui ci muoviamo sono :

  • Il rispetto della gerarchia che pone al primo posto la riduzione alla fonte dei rifiuti, al secondo il riutilizzo ed al terzo il riciclo;
  • La minimizzazione del ricorso allo smaltimento ed il contenimento della sua pericolosità e dei danni arrecati alla salute e all’ambiente.
  • La redistribuzione geografica del carico degli impianti, localizzando quelli occorrenti nella politica qui delineata.

Gli interventi di seguito proposti devono essere visti come parte di un unico progetto, un sistema integrato per la gestione dei rifiuti, di cui ciascuna componente è parte imprescindibile e strettamente interdipendente dalle altre.
La riduzione dei rifiuti, la raccolta differenziata, lo sviluppo del mercato delle materie recuperate, la tariffazione, l’informazione costituiscono momenti diversi di un’unica strategia che può esprimere il massimo risultato solo se applicata integralmente.
Siamo tutti consapevoli che non esiste un unico soggetto capace di progettare e realizzare il sistema desiderato: la stessa legislazione ha riconosciuto che di fronte ai maggiori problemi ambientali come quello dei rifiuti, esiste una responsabilità condivisa dai vari soggetti, produttori, consumatori ed Amministrazioni Pubbliche.
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L’incremento della produzione di rifiuti degli ultimi anni è in gran parte attribuibile alla diffusione di prodotti “usa e getta”, ad abitudini di consumo alla moltiplicazione di imballaggi e sovraimballaggi. Un freno ed una vera e propria inversione di tendenza può avvenire solo con la convinta adesione di chi produce, distribuisce e consuma.
Grande importanza si è data alle metodiche di raccolta differenziata.
La nostra stessa regione è ormai ricca di esempi da imitare. Questa è la raccolta integrata secco-umido, fondata su alcuni principi basilari :
§         Raccolta domiciliare;
§         Uso di sacchetti trasparenti e di diverso colore per ciascuna frazione;
§         Raccolta separata della frazione organica e delle altre frazioni secche (tipicamente carta e cartone, vetro, alluminio ed acciaio, talvolta plastica)
§         Modulazione dei vari giri di raccolta (dell’organico, delle frazioni secche recuperabili, del sacco indifferenziato) in modo da ottimizzare i costi e l’efficacia della raccolta.
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La raccolta domiciliare integrata secco-umido è il fulcro del sistema, ma non può esaurirlo.
Il naturale completamento è dato dalla raccolta delle altre frazioni di rifiuto nelle cosiddette piazzole o piattaforme ecologiche.
§         Quindi il riciclo, oltre al compostaggio per la frazione umida ,è la grande opportunità costituita dalla realizzazione di impianti per la valorizzazione delle frazioni secche, quindi delle fasi di ulteriore separazione e cernita precedenti al riciclaggio in senso strettoDi per sé l’incontro, in quantità e qualità, della domanda e dell’offerta di questi materiali non è garantita: occorre invece una adeguata politica industriale che faccia costantemente corrispondere i due flussi, con l’apporto dei protagonisti, e l’adozione degli strumenti più opportuni, tra cui si segnalano le cosiddette “borse telematiche” per favorire la collocazione dei materiali raccolti separatamente:
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Importante per noi dice Binosi è la nascita dell’osservatorio provinciale:principale strumento di conoscenza della realtà provinciale dei rifiuti solidi urbani.
La convergenza di adeguate politiche pubbliche, adesione del sistema delle imprese, partecipazione del sistema formativo e della ricerca può in sostanza dar luogo ad un vero e proprio distretto industriale “del rifiuto” con ricadute positive non solo ambientali, ma anche economiche, occupazionali e di innovazione.

 



Ultimo aggiornamento: 2008-04-12

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