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RICORSO AL TAR SULLE BONIFICHE

Conf. Stampa sul Ricorso al TAR  25.7.2008

L’obiettivo di questo ricorso al TAR è quello di impedire che venga autorizzato un  progetto di bonifica che non può essere definito tale e che non risolverebbe il problema dell’inquinamento del territorio del Casone: esso servirebbe solo a nasconderlo ancora (almeno fino al 2020), favorendo l’ulteriore estensione della contaminazione del padule fino al mare.

Il piano, che non rispetta normative e leggi che regolano la materia, presenta interventi discutibili di “messa in sicurezza”, previsti al solo scopo di favorire la “ripartenzadell’Inceneritore.

Sarebbero quindi facilmente immaginabili le conseguenze sull’ambiente, sulla vita degli abitanti e sulle attività economiche svolte sul territorio.

Allo scopo di ottenere tutte le autorizzazioni necessarie all’esercizio delle attività di Incenerimento

(oltre alle biomasse anche il CDR) la soc. Scarlino Energia s.r.l., ha presentato al Comune di Scarlino, il progetto preliminare di Bonifica del sito sul quale si trova l’impianto.

Il progetto non veniva approvato dalla Conferenza dei Servizi del febbraio 2008 perché riproponeva un Modello concettuale già respinto nella precedente C.d.S. del 29 marzo 2007 in quanto non teneva conto della reale situazione d’inquinamento del sito, nel sottosuolo e sulle aree circostanti. Mancava inoltre un sistema di bonifica delle acque sotterranee inquinate che avrebbe dovuto essere progettato seguendo le prescrizioni del D.M. 471/1999.

In relazione alle prescrizioni della Conferenza dei Servizi, Scarlino Energia ha presentato un nuovo Progetto Preliminare di bonifica che è stato discusso in una nuova C.d.S. nel maggio 2008, ottenendo un parere favorevole, ma condizionandolo al rispetto di alcune prescrizioni.

Le violazioni di legge contenute nel progetto ed un’eccessiva “disinvoltura” nel rilasciare l’autorizzazione ad un piano ripresentato senza aver ottemperato alle prescrizioni richieste nella precedente Conferenza dei Servizi, hanno spinto i firmatari a promuovere questa prima azione legale.

Nello specifico:

-Il progetto presentato, pretende di affrontare la bonifica per fasi già in sede di Progetto Preliminare, rimandando la seconda fase di bonifica, della quale non c’è traccia nel Piano, a tempi esageratamente lunghi (fissati ad un’imprecisata data di dismissione degli impianti!).  Tutto questo non è permesso per legge.

La bonifica di un sito inquinato, che per legge (L.R.T: 25/98. art.13 comma 1 lettera d) e d1)       deve precedere l’autorizzazione all’inizio di un’attività, verrebbe, di fatto, rinviata alla fine dell’attività stessa!

-Il progetto non va ad individuare l’estensione dell’inquinamento delle falde idriche, ne delle fonti inquinanti le falde idriche stesse e le acque superficiali, come invece è previsto dalla normativa, ma cerca di accreditare la tesi, del tutto originale nella letteratura scientifica, che l’arsenico disciolto in acqua sia di origine naturale.

-In dispregio a quanto previsto per legge, il progetto presentato, inoltre, non estende l’investigazione oltre i confini dell’attuale proprietà ed insiste sulla tesi che l’arsenico presente nei terreni, sia di origine naturale.

-In violazione del D.M.471/99 si prevede la bonifica delle falde e dei rifiuti presenti nel sito a dopo il 2020 (data ipotizzata dal Dirigente), questo significa permettere che perduri un pericolosissimo stato di contaminazione delle falde e che si aggravi la diffusione e l’estensione dell’inquinamento, sino  a costituire un grave e attuale pericolo per la salute pubblica.

Questi sono gli argomenti principali che saranno oggetto di contestazione presso il T.A.R.

Esistono tuttavia risvolti ancora più preoccupanti che noi denunciamo con forza: il mancato rispetto della normativa sulle bonifiche, considerata più un’opzione che un reale obbligo, facilita il percorso dell’autorizzazione di Valutazione d’Impatto Ambientate richiesta da Scarlino Energia e apre, di fatto, la strada all’esercizio  dell’Inceneritore.

Da una parte abbiamo l’Amministrazione Comunale di Scarlino che non pretende una rigorosa e puntuale applicazione delle leggi in materia di bonifiche; dall’altra l’Amministrazione Provinciale di Grosseto che intende entrare in partecipazione con Scarlino Energia, mentre è chiamata ad esercitare, per legge, potere di autorizzazione della VIA,  il dovere/potere dei controlli sul ciclo dei rifiuti e sulla corretta attività degli impianti.

In buona sostanza, essa si verrebbe a trovare nella singolare condizione di controllato e controllore, in evidente e grave Conflitto d’Interessi, offrendo scarse garanzie sul rispetto delle normative da parte di chi conduce l’attività imprenditoriale.

I firmatari di questo Ricorso al T.A.R.: semplici cittadini residenti, imprenditori, associazioni, comitati, esprimono la loro grande preoccupazione per il degrado ambientale al quale è giunto tutto il territorio della piana del Casone di Scarlino, non intendono sopportarne ancora i rischi e limitarsi a sporadiche manifestazioni di dissenso nei confronti di coloro che hanno responsabilità Amministrative e penali  sulla salute dei cittadini e le loro attività economiche, ma intendono percorrere vie legali per tutto quello che si rivelerà perseguibile.

Un gruppo di cittadini residenti e imprenditori del luogo, il Forum Ambientalista (Ass. ambientalista riconosciuta dal Ministero dell’Ambiente), Comitato per il No all’inceneritore di Scarlino, Coldiretti provinciale.

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Ultimo aggiornamento: 2012-10-28

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